Una assolata commedia divertente e verace, perfettamente conforme alla superficialità dei nostri tempi, che sfiora il documentarismo sociobiologico grazie ad interessanti meccanismi di realismo modernizzato in cui le prestazioni interpretative dei vari attori caratteristi raggiungono sorprendenti vette di eccellenza recitativa. Gianni si occupa della madre, una nobildonna capricciosa e oppressiva che a ricalco della società dei consumi edonistici versa in cattive condizioni economiche, occupando con il figlio un vecchio appartamento nel centro di Roma, e fatica a tirare avanti tra le necessità sempre più impellenti di sopravvivenza e i debiti in continua crescita che si ammucchiano sul loro traballante percorso esistenziale. Nel bel mezzo dell’estate e dell’afa, l’amministratore del fabbricato propone a Gianni l’estinzione di quanto gli è dovuto in cambio dell’ospitalità della propria madre, così che egli possa partire in vacanza. Però, all’accordata ospitalità della anziana madre, si aggiunge subito dopo anche quella di una zia dell’amministratore, una simpatica vecchietta con problemi di memoria, per la quale l’amministratore gli offre del danaro. E poco dopo, essendo stato colpito da un malore, nel corso della visita di controllo praticatagli da un suo amico dottore, Gianni si vede costretto ad aggiungere alla lista delle vecchiette da accudire, la madre del medico che altrimenti resterebbe sola durante il turno di notte del figlio. Nel giorno più infuocato dell’anno e in una Trastevere irriconoscibile per la sua trasposizione peraltro malriuscita ai giorni nostri, Gianni mette su un piccolo ospizio familiare, accentrato sul fatidico pranzo di Ferragosto, in cui le mature signore, tutte attrici non professioniste, tratteggiano con grande abilità un racconto alla Umberto D, ovviamente molto meno amaro e incisivo, ma tuttavia verosimile pur nei propri limiti artistici e contenutistici rispetto al capolavoro di De Sica. Quindi, anche la riflessione sulla condizione dell’anziano e la lacrima da respingere per continuare a delinquere, si tramutano in un sorriso di spensierata tristezza.






