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La bella di Roma - recensione

La bella di Roma locandinaNannina è una bellissima ragazza in bolletta, che si ingegna per trovarsi un lavoro e sogna di diventare proprietaria di un ristorante, magari in società con un anziano vedovo con il quale finge di fidanzarsi, oppure con il  viveur del quartiere, un negoziante di poltrone amico del primo.  E al divertente trio, si aggiunge il vero fidanzato di Nannina, un giovane pugile bello quanto squattrinato e perdente, che fa incetta di maldestre esibizioni sul ring. Naturalmente, alla fine Nannina avrà l’amore e il ristorante, per la gioia degli amanti della commedia all’insegna del neorealismo rosa. Ma ciò che resta del film, a prescindere dalla presenza dei vari Sordi, Stoppa e Cifariello,  è la sorpresa di una Silvana Pampanini attrice, finalmente liberata dal cliché della bella in prima pagina, protagonista in un ruolo in cui la sua avvenenza statuaria viene sopraffatta da una inaspettata bravura che emerge e illumina la scena. Dal che, al rammarico per un neorealismo pionieristico assoggettato e distrutto dal sistema –j9 importatore di incapacità e mancanza di talento, si potrebbe aggiungere l’interrogativo su una attrice che se non fosse stata misteriosamente messa da parte o relegata in parti improponibili per staticità e pochezza, sarebbe stata forse grande e indimenticabile.

 
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