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Riflessi di paura - recensione

Riflessi di paura locandinaE’ passato circa un anno da quando l’agente di polizia Ben Carson, interpretato da Kiefer Sutherland, è stato sospeso dal NYDP per aver  accidentalmente ucciso un altro agente sotto copertura. Carson mostra ancora i segni dell’alcolismo nel quale si era rifugiato dopo aver perduto il lavoro e la famiglia e, continuando a recitare alla “24”, con movimenti peripatetici anche non avendo più il fedele  telefonino sempre incollato all’orecchio, Kiefer Sutherland  rende bene il personaggio del “fuori di testa” che accetta l’incarico di guardiano notturno alle rovine dei Grandi Magazzini Mayflower devastati in passato da un incendio. Però, l’agente sotto copertura  che si ritiene sia stato erroneamente ucciso dal nostro eroe, aveva a che fare con gli specchi misteriosi  che  paurosamente imperversano nei Grandi Magazzini Mayflower: l’immagine riflessa dello stesso agente in incognito fu in realtà il vero omicida, e ora gli specchi minacciano Ben Carson e la sua famiglia. Quindi scene terrificanti, specchi con immagini minacciose e creature mostruose, si susseguono vorticosamente, dalla morte violenta della sorella di Ben e dai tanti salvataggi per il rotto della cuffia sia dello stesso Ben che della propria moglie e dei figli, fino a un finale in cui l’happy end è sciupato dal dubbio. Ma dove cavolo è finito il nostro Ben, dato che egli si ritrova in un luogo dove tutto compare riflesso e al contrario, appunto come in uno specchio? Il che è, ad ogni modo, assai fastidioso e inquietante, perchè potrebbe perfino ricordarci il luogo dove noi siamo finiti…

 
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