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L'uomo che ama - recensione

L'uomo che ama locandinaUn film di Maria Sole Tognazzi, con Piefrancesco Favino, Ksenia Rappoport, Monica Bellucci e Piera Degli Esposti.  Roberto ama Sara. Ma Sara ama Roberto? Il dilemma si trascina, irrisolto, per tutta la durata del filmato (102 mn.), faticosamente, disperatamente, perché mentre Roberto “impara” l’amore che Sara gli insegna,  la notte, lungo il fiume, dentro una macchina, sotto e sopra le lenzuola, Sara non impara che se stessa senza riuscire mai a conoscersi. Storia di un amore in scadenza, ancora una volta visto da una angolazione maschile: “eterno finché dura”, ci dice infatti Verdone inseguendo un vecchio filone delle più scontate scoperte dell’America, derivato della provvisorietà di una vita falsa, che “esiste” soltanto perché ci si ammali, s’invecchi e si muoia senza senso, come tutte le cose precarie di una natura protempore.  Ma Maria Sole Tognazzi vorrebbe metterci del suo e scopiazza qua e la dai refusi della memoria cinematografica di famiglia, inseguendo il protagonista attraverso una Torino più fredda e illividita che dal vivo, mettendolo in primo piano in casa, in cucina, in bagno sotto la doccia, e naturalmente nel profondo della notte dove Sara insegna, e in macchina, lungo il fiume, nel letto dove Sara si fa amare. Quindi, a proposito di letto e di sesso, la confusione con l’amore s’immobilizza nei primi piani sull’obiettivo e da questo s’immortala sullo schermo, appesantendo drammaticamente il dilemma con una curiosa appendice: Sara insegna sesso o semplicemente come ci si sdraia al buio o in penombra sopra e sotto le lenzuola?. Se si potesse quantificare e magari qualificare quanto imparato dal maschio che ama, forse avremmo la risposta. Perché, nonostante il buio e la notte, qui, di uomo,  cioè di essere dotato di intelligenza, naturalmente non ce n’è neppure l’ombra.

 
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