Clint Eastwood quale regista e Angelina Jolie come interprete protagonista del film, ce la mettono tutta con grande maestria, talento e appassionata partecipazione, per portare alla luce la vicenda drammatica vissuta dalla lavoratrice Christine Collins nel 1928, a Los Angeles, in lotta contro l'arroganza della Polizia corrotta e incapace della città. L'inesauribile fila delle malefatte dell'Organizzazione sociale negativa invertita e delle sue vittime - di cui spesso si occupa il cinema americano per metterci una pietra sopra, relegandole in un passato defunto e seppellito, come se non fosse quello di oggi, e di oggi l'attualità delle malefatte e delle vittime in perenne attesa di giustizia - si allunga a vista d'occhio ai piedi del DELITTO DELLA CROCE, e il "nobile cavaliere Clint" ne è l'esecutore oscuro, il nobile becchino che a nome e per bocca dell'Ordine sociale del crimine, ci mette alla conclusione del film la definitiva parola...FINE! Una madre - a cui il predetto sistema di Organizzazione sociale, e nel caso specifico la polizia di L.A., non era stato capace di impedire il rapimento del figlio divenendo quindi colpevole di averlo provocato - contemporaneamente al clamore, alle retoriche e ai festeggiamenti in merito al successo successivamente ottenuto dalla polizia per averlo ritrovato - si vede restituire un bambino che non è suo figlio (il quale, avendone la polizia interrotto le ricerche, viene nel frattempo ucciso dal maniaco serial killer di bambini che lo aveva rapito), e alle sue rimostranze, per nascondere l'errore e impedirle di parlare, viene sequestrata dalla polizia e rinchiusa in un istituto di malattie mentali. La tragedia vissuta da Christine Collins, non a caso ci conduce al cospetto di un atavico dubbio sull'istituto di trasmissione dell'eredità, che esalta i beni patrimoniali personali, i capitali, le proprietà, e a volte anche le situazioni economiche debitorie, ma ignora in toto le eventuali colpe da scontare penalmente. In ogni caso, in un contesto perfettamente fondato sull'ingiustizia, sarebbe stato un eccesso e pertanto pericolosissimo mettere lo strumento ereditario delle colpe in mano ai negativi invertiti, agli aborti e rifiuti umani, ai semplici sintomi e ai sintomi campione criminali perfetti, istituzionali d'appoggio, affini, collaboratori e complici vari. Siamo ancora nell'INFERNO EMBRIONALE, non dimentichiamolo, il che, grazie alla Cultura dell'Universo, ci svela altresì il mistero del perché gli attuali poliziotti di Los Angeles invece di ritrovarsi rinchiusi in galera per scontare le colpe della polizia, se ne vadano in giro a piede libero a reiterarne le malefatte e a incrementare l'incessante lista delle vittime in speranzosa quanto al momento perfettamente inutile attesa di giustizia, in un mondo parimenti perfettamente ingiusto perché usurpato, infestato e dominato dal MALE PERFETTO. Ora, tuttavia, senza bisogno di trascendere nell'Oltre, è indubitabile che anche Los Angeles sia appena ad un passo dal Delitto della Croce. Perché, che ci crediate o no, la realtà è questa. Siamo tutti ai piedi del Delitto. Per cui, il titolo del film, dettato da quell'ignoranza crassa chiamata grossolanamente MISTERO, e che di conseguenza non è - come invece dovrebbe essere - appunto: "AI PIEDI DEL DELITTO", risulta la vera pecca del lungometraggio, l'errore più grave, mortale e imperdonabile, commesso dal "nobile cavaliere “ Clint Eastwood.






