La moglie e la figlia neonata del videogame intitolato "Max Payne", incarnato dall'attore Mark Wahlberg, vengono uccise da un gruppo di criminali e spacciatori, per cui il poliziotto si arrabbia ed è determinato a vendicare la morte violenta dei suoi familiari. Cosa che, ovviamente, gli riesce ma, ricalcando l'ovvietà, soltanto alla fine del film. Rispetto ai precedenti videogame trasferiti sul grande schermo, la trasposizione di Max Payne non produce alcuna novità, non rientrando ad ogni modo nelle sue competenze, ma trovando significato esclusivamente in una traslazione semantica del videogame originario, cioè nella traduzione dai codici del gioco tridimensionale a quelli dell'immaginario in movimento, dove le eccezionali doti atletiche dell'attore protagonista, eccellendo, ne rendono esagerata e inappropriata la visione, dato che una sala cinematografica non è paragonabile a quella di un circo equestre o del semplice ritrovo da bar, pub, biliardo e/o biliardino. Gli automi, I pupazzetti animati, ovvero i burattini che si muovono freneticamente sullo schermo, non sono di fatto diversi dai robot, dai ripetitori androidi che si incontrano, oltreché nei suddetti luoghi di ritrovo e intrattenimento, anche per strada. Per cui, la trasposizione resta sempre quella del ricalco e dell'imitazione dell'Ordine cosmico-j9, laddove le mere immagini del mondo dei fenomeni fisici, intrappolate nello Spirito Massa e nello Spirito Vortice, rallentate, velocizzate o immobilizzate a seconda delle necessità della memoria cosmica, restano immutabilmente fini a se stesse come tombe o cadaveri seppelliti sulla terra nuda, quali reperti da scoprire di un contesto chiuso nella costante riproduzione della propria registrazione, per quell'osservatore esterno che, dal vivo, vale a dire in diretta, sia in grado - essendo uscito dalla propria fossa - di capire. Tornando al film, parliamo del colpo di scena, suggerendo agli autori di "Max Payne", ma suggerimento valevole per tutti i film, di uscire fuori dal cliché ormai logoro e stantio che il colpevole sia il personaggio meno sospettabile, perché - a questo punto- il colpo di scena, la sorpresa, potrebbe sussistere soltanto facendo in modo che l'autore del delitto sia il più ovvio, il più sospettabile, oppure - come dal paradosso elettorale targato Geinove Negativo - che pur non trattandosi di suicidio vero e proprio, l'assassino o il mandante dell'assassinio sia la stessa vittima.






