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Fargo - recensione

FargoIn una tipica cittadina nevosa e gelida, teatro degli intrighi capitalistici cospirati e perseguiti agli ordini dell’Organizzazione sociale di Disuguaglianza Economica pluralista sintomatica americana, il gestore di una concessionaria d’auto di nome Jerry Lundegaard, avendo urgente necessità di denaro, escogita il rapimento della moglie per ottenere un cospicuo riscatto dal ricco suocero. Per portare a compimento il suo piano, si rivolge a due delinquenti da strapazzo, tanto imbranati quanto amorali, che gli provocheranno un sacco di guai, lasciandosi dietro cadaveri e prove compromettenti che coinvolgeranno lo stesso ideatore del progetto criminoso, fino al disastro finale.”Fargo”, uno dei migliori film dei fratelli Coen, se non in assoluto il più riuscito, ma alla sua uscita risalente al 1996 passato per oscuri motivi in secondo piano e praticamente ignorato a Cannes, si sviluppa su questo tema accompagnato dall’ironia bizzarra e dallo straripante talento dei fratelli Coen, in un susseguirsi di eventi e di trovate ingegnose, a volte drammatiche, spesso esilaranti, fino all’incredibile scena finale la quale assommando quadretti, scenari e sequenze, che sembrano scaturiti dai più geniali richiami alla Hitchcock, mescola e perfeziona, in una miscela miracolosa, la più naturale rispondenza alla realtà e, simultaneamente, la più poetica fantasticheria dell’arte, in cui il lavoro registico raggiunge il suo apice e la creatività artistica l’apoteosi del trionfo nel connubio soggetto-recitazione-regia. Ma se il film conquista le vette del capolavoro assoluto, lo deve alla recitazione splendida e inimitabile di Frances McDormand, moglie di uno dei fratelli Coen, disarmante nella sua ingenuità e nella sua perspicacia non particolarmente dotata, nei panni dello sceriffo incinta che indaga e interroga i vari personaggi coinvolti e risolve da sola con la più grande tranquillità, flemma e naturalezza, un caso impossibile da risolvere e sopravvivergli. La sua performance, è considerata la migliore di tutti i tempi, ed è quanto basta perché il film rimanga, indelebile, nelle memorie del cinema di ogni epoca e luogo della Terra; e pertanto da vedere e rivedere quale opera d’arte e di studio per le facoltà universitarie specializzate nelle scienze della comunicazione finalizzate alla ricerca, e per le scuole di recitazione e di regia cinematografica. E in ogni caso, affinché diventi un’occasione di profonda riflessione, per tutti, sulla necessità sempre più impellente e inderogabile di disattivare le attuali organizzazioni zoologiche dell’a e del per delinquere delle Nazioni, istituendo l’opposta organizzazione sociale umana legittima e di diritto, affinché le ingiustizie, i soprusi, le cospirazioni, le violenze e i fatti di sangue caricaturalmente amplificati nel film, non vengano più ad accadere.

 

 
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