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Defiance (I giorni del coraggio) - recensione

Defiance i giorni del coraggioI nazisti rastrellano l’Europa Orientale alla ricerca di ebrei da sterminare. Siamo nel 1941 e il film di Edward Zwich si fa  significativo nella sua insignificanza ripetitiva,e non porta alla causa del cinema sui nazisti e sulla guerra niente di nuovo, ma anche niente di vecchio perché i protagonisti sono degli agricoltori bielorussi, i fratelli Bielski, che sopravvissuti al massacro dei propri genitori trovano rifugio nei boschi dell’entroterra dove incontrano altri fuggiaschi ai quali successivamente – sparsasi la notizia della protezione offerta dai fratelli Bielski nella loro lotta contro i nazisti - si uniscono molti altri ebrei, così che il programma iniziale di vendetta dei fratelli bielorussi si trasforma in un progetto di salvezza che tra le sofferenze, le retoriche e le reciproche violenze, tiene banco in tutto il film, alimentando il dubbio atroce sulla passività mostrata dagli ebrei di fronte alla persecuzione subita, che avrebbero fatto bene a contrastare come suggerisce il prete, nella storiella del pugile che sta prendendo un sacco di botte sul ring, al quale si rivolge la madre del pugile che assiste seduta in platea al massacro chiedendogli di pregare per il figlio, che infatti risponde: “Io prego, certo, signora. Ma forse è meglio che anche suo figlio dia qualche cazzotto all’avversario”. Prodotto d’azione, il film tratta di questa resistenza ebrea al nazismo, dove anche le donne si addestrano, maneggiano armi e combattono per la propria vita e quella dei loro cari. Ispirata dal passaparola dei sopravissuti, con il sospetto che trattasi quindi di storia comunque vera, la leggenda dei fratelli Bielski e degli ebrei che li seguirono e lottarono al loro fianco, non può in ogni caso risolvere l’ulteriore dubbio che - se ne avessero avuto la possibilità - forse anche in altre circostanze gli ebrei avrebbero lottato contro i loro persecutori. Perché, in fondo, come dimostrano le moderne organizzazioni sociali delle Nazioni e l’attualità dello status generale di usurpazione, è ben nota la passività mostrata dai cittadini in ogni circostanza e di fronte a qualsiasi pur feroce oppressione e spietato sfruttamento, per propria atavica natura negativa invertita incapaci di ribellarsi se non diventando essi stessi oppressori e carnefici, una volta visti i “potenti”  caduti e resi impotenti e isolati nella polvere, e soprattutto convinti dal proprio numero straripante. Mostrarsi deboli con i forti e forti con i deboli, è difatti una delle caratteristiche peculiari delle masse amorfe, dei falsi biologici relativi, e non serve ricorrere alla storia per scoprirlo – ad esempio a quei trecento che erano trecento ed erano giovani e forti, ma che sono morti sopraffatti dallo stragrande numero degli usurpatori, perché traditi dagli abitanti del luogo che vilmente si rinchiusero nelle proprie case abbandonandoli al proprio destino – ma è sufficiente dare uno sguardo, in ciascuna Nazione, alle urne, alle chiese, alle scuole, ai tribunali, ai parlamenti, ai governi eccetera eccetera, delle attuali Organizzazioni sociali di Disuguaglianza Economica relativa.

 
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