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Nessuna verità - recensione

Nessuna veritàLa conclusione opinionistica della critica accreditata, che nel film non trova nulla “che non sia stato già visto, non c’è storia che non sia già stata raccontata, non c’è personaggio che non abbiamo già incontrato”, a parte naturalmente l’imbolsito gladiatore ora manipolatore e stratega della Cia che preferisce il computer all’arena, ce la dice tutta sul lungometraggio e sul mercato delle menzogne smerciate visivamente come verità grazie al virtualismo accecante dei blockbuster oggi di moda, che si reggono su temi e strutture mediaticamente tipiche di un’epoca, della nostra epoca, che inevitabilmente andando all’indietro si allontana sempre più dalla realtà. Ma il cinema, nella sua pratica di agente patogeno non fa altro, per dovere d’istituto, che registrare, fare proprio e propagare, accelerandone i percorsi, il morbo ereditato, amplificandone gli effetti perversi e i destini. Quindi, riconoscere che attori come Leonardo di Caprio e Russell Crowe sappiano recitare, non porta acqua sorgiva ne nutrimento biologico alla causa del cinema, ne salva in particolare questo film, che finisce nell’anonimato della massima mediocrità esattamente come è cominciato. Ma, come insegnava il Primo Cristianesimo, bisogna avere pazienza e attendere che i tempi del mondo negativo invertito passino, oppure come il cinese portatore di saggezza orientale, aspettare semplicemente sulla riva del fiume il passaggio del cadavere del proprio nemico, anche se circostanza discutibile e astrusa, questa, perché  nel nostro caso il nemico è appunto quel cadavere di cui si alimentano la belva dei morti e i suoi seguaci. Tanto è vero, che nel contesto del Male Perfetto, in cui si nasce unicamente per invecchiare, ammalarsi e morire, la storica saggezza orientale è talmente negativa e invertita, da raggiungere il massimo della scelleratezza, per l’appunto la perfezione del Male, quando nell’istante in cui compare il cadavere del proprio nemico, si scopre di trovarsi davanti a uno specchio e, terrorizzati, si finge di ignorarlo sotterrando – a guisa di struzzo - la testa sotto la sabbia.

 
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