Ecco un thriller di un certo Bryan Berlino alla sua opera prima, con Liv Tyler, Scott Speedman, Gemma Ward, Kip Weeks e Laura Margolis, che si può vedere e non vedere, tanto non cambia niente perché c’è un detto il quale asserisce, a proposito di cambiamento, che soltanto i morti non possono cambiare. E in questo film di morti ce ne sono, eccome! Naturalmente per la gioia degli appassionati del genere e del botteghino, dal momento che i morti sono “morti ammazzati” e il film, ci dicono, prende spunto da un fatto di sangue realmente accaduto. Ora, non è che non ci crediamo, però la storia cinematografata è talmente ingarbugliata nella sua superficialità visiva, che trascura i contenuti narrativi e gli eventuali richiami di cronaca, e soprattutto, per creare tensione, privilegia i particolari insignificanti utili unicamente a provocare terrore; e manca di una conclusione accettabile o interpretabile come spiegazione logica. Un vero peccato perché, all’inizio, il film si prospettava interessante, nonostante la banalità e il conformismo della situazione, e l’attrice protagonista, oltre che bella, si proponeva bravissima nell’interpretare la parte in disaccordo della coppia. La banalità e il conformismo della situazione, derivavano infatti dalla necessità di sottostare alla moda del momento: la coppia, magari sposata da tempo di fatto, vale a dire a lungo convivente, che posta di fronte alla proposta avanzata da una delle sue componenti di regolarizzarla burocraticamente, va stupidamente in crisi e traballa perché l’altra componente si mostra in disaccordo in quanto impreparata, “non pronta”, come se la registrazione presso l’anagrafe o l’ufficio civile della città in cui si vive, della nascita o della dipartita dei propri congiunti, del proprio domicilio o della propria residenza e/o di altri adempimenti connessi ad obblighi civili, non evinca una formalità banale rispetto all’evento già avvenuto e consumato, ma importi una preparazione superiore. C’è niente di più sciocco e di più falso rispetto al già avvenuto? E ci può essere niente di superiore alla realtà? E quando mai un rituale potrà mai cambiarla? Certo, la realtà si può e si deve cambiare, se negativa e invertita, ma per farlo occorre creare una opposta realtà portando prima alla luce – come si fa in medicina pronunciando la diagnosi e prescrivendo la terapia - la negativa invertita, e non nascondendola negli intrighi tenebrosi dell’ignoranza e dell’analfabetizzazione intellettuale. Riguardo al matrimonio, che sia etero oppure omo non fa alcuna differenza per ciò che sia vero (amore o non amore che sia). La Cultura dell’Universo, da tempo ha inserito tra i suoi suggerimenti di civiltà, il suddetto obbligo di notifica da rendere presso l’ufficio civile della propria città, con penalità contro chi ometta di ottemperarvi; e questa è allora l’occasione giusta per ricordarlo. Per il resto del film e del contesto, che dire? Amen, vi basta?






