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Sette anime - recensione

Sette animeBen Thomas ha commesso un tragico errore ma,  ossessionato dalla sua colpa, decide di redimersi risanando la vita a sette persone meritevoli, alle quali – dopo la propria morte - donerà i suoi organi. Pianificato pertanto i proprio decesso,  Ben Thomas, interpretato dall’attore Will Smith, si pone alla ricerca delle persone da beneficiare, così che sia la vicenda che la  significazione  del film trovano il proprio denominatore comune nell’errore, nella colpa e nella meritocrazia , il primo (l’errore) definito dai latini caratteristica fondamentale “umana” e soprattutto gestito oggi dalle mode come giustificazione o spiegazione in opposizione alla così detta “colpa”, che d’altra parte non può non evincere il medesimo concetto attribuito all’errore, evincendo altresì, di conseguenza, un imprevisto disaccordo, che peraltro potrebbe risultare in astratto corretto dal sostantivo femminile “meritocrazia”, che dell’Organizzazione sociale di Disuguaglianza Economica Totalitaria o Pluralista Sintomatica   descrive la “concezione culturale e il sistema socio-politico  che prevede e attribuisce  riconoscimenti e prestigio, potere e successo nella società unicamente sulla base dei criteri di merito”. Prescindendo quindi dal diritto, in quanto concezione universale, peraltro controversa nell’Organizzazione sociale –j9 in quanto Stato di Diritto Negativo Invertito, vale a dire Stato di Indiritto, conseguentemente negativa e invertita anche nella scelta dei criteri di merito per soggezione alla stessa significazione meritocratica codificata geinove negativo, quel che rimane in mano a Ben Thomas per scegliere le sue sette anime ed espiare come correzione dell’errore-colpa, sono i criteri di merito che egli dovrà stabilire richiamandosi alla propria natura di pari codificazione. Cioè la cosa più facile  e simultaneamente la più difficile da mettere in pratica, specialmente in America, cuore della Dittatura pluralista sintomatica planetaria dell’Ingiustizia socioeconomica apertasi fino alla globalizzazione. La tragedia che si vorrebbe incombente, viene dunque  stravolta e posta in secondo piano dalla scelta rigorosamente negativizzata e capovolta, seppure mai espressa, dei criteri di merito. Ma, diciamocelo con franchezza, chi davvero sceglie è la sceneggiatura assoggettata ai gusti di un pubblico globalizzato, che passivamente se ne sta, rovesciato, con la testa sotto terra e i piedi levati verso il cielo, perché la regia del film è italiana, ma nessuno se ne è accorto.

 
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