Film conclusivo della saga dei poveri ma belli. Dopo il matrimonio, Romolo e Annamaria e Salvatore e Marisa, sempre più innamorati e imbranati, partono insieme per il viaggio di nozze a Firenze, che a causa di banali contrattempi e inconvenienti grotteschi si realizza sui binari di un treno in un viaggio rocambolesco che si interrompe più volte, li separa e finisce per riunirli solamente al ritorno a Roma, dove le coppie trovano una sistemazione provvisoria in un appartamento non ancora ultimato. Ed ecco che un fatto imprevisto, li precipita in una situazione esilarante al limite tra la favola, l’allegoria e il farsesco. Salvatore, uscito di casa dopo un litigio con la moglie recando con se una grossa somma affidatagli dal cognato, attraversando la strada finisce sotto l’automobile di grossa cilindrata di Alice (personaggio impersonato da Silvia Koscina), ricchissima proprietaria dei Grandi Magazzini, che lo soccorre, lo conduce nella sua villa e si innamora di lui mentre il giovane viene colpito da amnesia. Alice ospita Salvatore nella sua villa e lo nomina Direttore Generale dei Grandi Magazzini; ed è li che, successivamente, la moglie Marisa, Romolo e la sorella Annamaria lo ritrovano. Ma Salvatore non li riconosce, per cui Romolo - per recuperare il denaro affidato a Salvatore, che doveva servire a pagare il fitto dell’appartamento - va a lavorare alle sue dipendenze e Marisa si fa assumere nel Grandi Magazzini come commessa: e qui frequenta il marito che si innamora di lei e vuole sposarla, non ricordando di averlo già fatto. Naturalmente, un nuovo incidente gli farà riacquistare la memoria e la povertà, perché una volta venuta a conoscenza della verità, Alice gli revocherà l’incarico di Direttore Generale e lo licenzierà insieme a Marisa, mentre anche Romolo perderà il lavoro; e alla fine, sfrattate dal padrone di casa, le due coppie si vedranno costrette a chiedere asilo ai rispettivi genitori. L’allegra banda dei poveri ma belli, finisce qui, più povera ma ancora più bella di prima, in un livello del pozzo senza fondo dove non imperversavano ancora le televisioni, i media, i rotocalchi, ne emergeva ancora evidente l’incapacità progressiva stabilita dal Male Perfetto di attori incapaci di recitare, di cantanti incapaci di cantare, di giornalisti incapaci di fornire notizie, di avvocati incapaci di difendere, di dottori di guarire, di scrittori di scrivere, di politici di fare politica, di insegnanti di insegnare, eccetera eccetera eccetera fino agli incapaci sempre più incapaci; e non imperversavano ancora i trucchi, i pasticci, gli effetti speciali e le maschere della plastica e del lifting, a confondere e ribaltare la verità, costringendoci a stropicciarci gli occhi ogni qualvolta ci spacciano per belli i mostri, perché belli erano soltanto i poveri.






