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Il curioso caso di Benjamin Button - recensione

Il curioso caso di Benjamin ButtonInteressante film di David Fincher, con Brad Pitt e Cate Blanchett, attori ottimi, il primo straordinario nell’interpretazione del protagonista Benjamin Button e la Blanchett un pò meno in quella del suo amore impossibile. Benjamin Button nasce il giorno della fine della prima guerra mondiale: è un mostriciattolo in fasce, ha l’organismo e la salute di un novantenne affetto da cateratte, artrite e sordità. Sembra che debba morire da un momento all’altro, e invece vive e sopravvive in un ospizio, allevato dalla madre adottiva che lo aveva trovato sulla scalinata esterna dell’istituto per vecchi dove lei lavorava, abbandonato dal padre - secondo la tradizione e la moda di quei tempi sugli scalini di un edificio pubblico, avvolto come un fagotto - dopo la morte durante il parto della madre. Beniamin ringiovanisce invece di invecchiare, e la sua è una vita al contrario che attraversa il novecento americano alla ricerca del suo primo e unico amore, una coetanea che invecchia mentre lui diventa sempre più giovane. “Mi amerai ancora quando sarò vecchia?” chiede lei. “E tu mi amerai ancora quando avrò l’acne?”, risponde Benjamin. Eppure avranno un figlio, una bambina, ma dovranno separarsi quando Benjamin diventerà un ragazzo ventenne che gira il mondo in moto e lei una matura signora con una figlia adolescente. Il racconto narrativo e le sequenze visive cinematografiche, trovano origine dalla storia autobiografica di Benjamin, nel frattempo deceduto in fasce, di cui vecchia e decrepita, nonché ricoverata in ospedale e in punto di morte, l’ex ragazza e amore impossibile di Benjamin renderà edotta la loro figlia, rivelandogli chi sia il suo vero padre. Il film era interessante, come detto, quantomeno per l’originalità della trama, tuttavia con molte riserve sulla sua validità perché se ci sono dei meriti tra i quali l’interpretazione degli attori e le tecniche di trasformazione in vecchio deforme di Brad Pitt, ci sono anche alcune esagerazioni e pecche gravi che ne inficiano la narrazione cinematografica, tra cui la poca visibilità e la voce troppo bassa e afona della protagonista, che in punto di morte racconta la storia di Benjamin in modo incomprensibile sepolta in un letto con lenzuola che la rendono praticamente invisibile, il decesso in fasce di Benjamin assistito dal suo “amore impossibile”, ma innanzitutto il comportamento assai ambiguo della ragazza, la quale nei primi tempi non si dimostra affatto propensa a ricambiare con la stessa intensità i sentimenti di Benjamin, quando il loro rapporto si prospettava possibile ma che lei puntualmente rifiutava preferendogli altri uomini. Comportamento che in ogni caso non riteniamo di imputare a una interpretazione sbagliata di Cate Blanchett, conoscendone la bravura, la concentrazione e l’applicazione professionali, ma che nel film come “Primo e unico amore” ovvero come “Amore impossibile” lascia piuttosto a desiderare, convincendoci invece molto più come “Espressione di affetto di una sorella verso il fratello”, oppure come “Amore rifiutato” o “Amore non ricambiato”. E ad ogni modo, con una tale trama ben lontana dal nascere soltanto per invecchiare, ammalarsi e morire delle Organizzazioni sociali di Disuguaglianza Economica relativa e due attori come Brad Pitt e Cate Blanchett, si poteva fare ben altro film.

 
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