Sentimenti che bruciano in una baracca che va a fuoco in mezzo alla deserta pianura del New Messico. Una giovane donna che va a letto con chiunque per punirsi. Una bambina che scopre una madre che non ha mai conosciuto, e ora vorrebbe incontrare. The Burning Plain è un film del presente e del passato, della fuga dall’oggi e dai ricordi nel chiuso rovente di un rogo senza fine, interpretato da ottimi attori e con una Charlize Theron come al solito strepitosa; e quindi sicuramente film da non perdere. Guillermo Arriaga, sceneggiatore di eccellenti film d’autore, è alla sua prima regia, ma - sebbene le esperienze ereditate da registi come Altman, Paul Haggis, Tommy Lee Jones, P.T. Anderson, lo condizionino nella osmosi dello strutturalismo tecnico del racconto degli intrecci tra personaggi ed eventi di ieri e di oggi, che si alternano e si susseguono seguendo un ordine cronologico puramente cinematografico, tuttavia non ingabbiato nel cliché scontato del flashback largamente abusato ad esempio nei thriller a carattere psicologico, ma introspettivo e avvolgente negli approfondimenti visivi dei personaggi vittime di se – la sua opera è certamente degna di nota. “E’ qui che mio padre si incontrava con quella puttana. Sono bruciati insieme. Per staccare i corpi hannodovuto usare il coltello”. Una voce sui resti di una baracca incenerita, con tanti scritti, fiumi di parole e svolazzi linguistici su di un film che di originale ha il solo pregio sfuggito alla critica e al pubblico: il fatto di essere sopravissuti a una malattia mortale, in alcuni casi può rivelarsi estremamente deleterio sia per se che per gli altri, fino a distruggere i propri figli, la propria famiglia e quella altrui. Il che dovrebbe far riflettere chi prega, oppure sogna o spera di farlo, Gesù Cristo, il Santo, la Madonna o chi per loro, sperando nel miracolo. Che a volte, come nella storia raccontata in questo film, sarebbe bene che non avvenga mai.






