Nel mercato cinematografico di Cultura Negativa Invertita, Il lungometraggio è il pretesto per la produzione della solita boiata a fondo sessuale, per la gioia dei minorati sessuali che ne traggono ispirazioni e incentivi. Valerie, Diario di una ninfomane ha suscitato, ci dicono, alcune polemiche in Spagna e l’amministrazione comunale di Madrid ne vietò l’affissione dei cartelloni pubblicitari sui fianchi degli antichi chioschi circolari spagnoli, forse perché più osceni, questi, dei cartelloni. Il regista è un certo Christian Molina e la protagonista è Bèlen Fabra, una gran gnocca non altrimenti identificata, che insieme a Valerie Tasso, autrice del romanzo da cui il film è tratto, il 30 aprile era in Italia per l’uscita del film, e nessuno l’ha vista andar via per cui dovrebbe esserci ancora come sperano i maniaci masturbatori dal vivo. Valerie è una donna d’affari francese affetta da una grave forma di ninfomania, che si è dotata di un diario dove annota le manifestazioni patologiche della malattia. Ma lei, in mancanza della presenza costante di un medico curante, la chiama passione; e i censori e la critica, senza entrare troppo nel patologico e approfondire, la ritengono semplicemente il tema-tabù della sessualità femminile, facendoci intendere che tutte le donne sarebbero affette da tale infermità, ma che tuttavia ritengono il film affronti un po’ toppo crudamente. Forse, ci sarebbero volute ancora un paio di ore di buona cottura, ma in ogni caso, servito al dente, il film ci guadagna in spontaneità e freschezza. Ed è tutto qui, con sfondi di culi, tette e scopate, che la povera Val registra puntigliosamente sul diario con il titolo: “Anche questa sono io”, che in realtà - in quanto probabilmente inguaribile se non curata appropriatamente – significa semplicemente: “Questa sono io”. E il percorso di redenzione dalla prostituzione, che l’autrice del libro vorrebbe con sgradevoli forzature imporre - percorso poi ripreso da regia e produzione - nel perdurare della nota malattia tipica dei mammiferi femmine, è per Val purtroppo una balla. Ai maniaci, agli amatori, ai benpensanti e ai qualunquisti che protestano, e a tutti gli appassionati di quel settore specialistico del Male Perfetto, si consiglia perciò di lasciar perdere, perché in questo film ci sono troppi dialoghi, troppe descrizioni, troppe recite e perdite di tempo, con poche copule sessuali e con pochissimi dettagli, e di tornare a viaggiare su internet, nei siti porno che evincono solo ed esclusivamente, dettagli da ginecologia clinica e/o secondo i gusti da andrologia applicata. A meno che non si voglia guarire, tutti insieme, compresa quindi Val, nel qual caso si consiglia di lasciar perdere il falso universo, cioè l’Ordine Cosmico Geinove Negativo, e di connettersi direttamente all’Universo, disattivando l’Organizzazione sociale di Disuguaglianza Economica relativa delle Nazioni.






