In una tranquilla cittadina della Danimarca, gli abitanti sono in fermento per la celebrazione dei 150 anni della nascita della città, soprattutto perché in quell’occasione tornerà nella cittadina il famoso cantante lirico Karl Christian Schmidt, nato e cresciuto nella città. Il regista di Festen, Thomas Vinterberg, dopo una lunga ricerca della propria forma espressiva, torna alle origini in un riscontro del proprio percorso artistico che, ad onor del vero, si poteva e ci poteva risparmiare, perché “Riunione di famiglia” non è un remake, non è una rivisitazione, non è un proseguo, ma è semplicemente la speranza o il desiderio di reinventarsi, di rinverdirsi e di ricominciare, ripartendo da un’opera cinematografica di grande successo. Il “Lato comico di Festen” compare perciò quale tentativo impossibile di riprodurre in copia, come fosse autentica, l’originale di un’opera d’arte, che non può che manifestare falsificazione. Non si può sempre vivere di rendita, ma a volte è anche necessario cambiare e innovarsi, malgrado i tempi del Flagello coincidano – naturalmente sono gli stessi - con quelli morti di un’organizzazione sociale obsoleta, velenosa e ripugnante, perché infestata dal Grande Spirito. Il tentativo maldestro è così fallito, rivelando l’impossibilità di trasporre in un nuovo filmato, il lato comico di un’ elaborato cinematografico improponibile anche se parzialmente al di fuori di se stesso, in quanto opera d’arte compiuta. Ciò che ne deriva, nonostante l’ottima messa in scena di un cast di attori eccellenti, è l’esposizione caricaturale degli intrighi e dei segreti familiari, contornati da divertenti conflitti e da equivoci comportamentali assai poco credibili nella forzatura eccessiva degli intenti. Il risultato è la riesumazione autoptica di un film, la cui compiutezza di opera d’arte aveva nascosto difetti e omissioni che vengono ora recuperati, riciclati e portati alla luce.






