Davide Barletti e Lorenzo Conte ci raccontano le storia di Tonio Perrone, giovane irrequieto preda di quella spinta autodistruttiva sistematicamente equivocata per voglia di vivere, prigioniero di un’esistenza fatta di droga, sballo, auto veloci e incoscienza, in cui Daniela – la sua fidanzata dai tempi dell’università – lo affianca pallida e sbiadita nelle memorie della preparazione ad un presente in cui Tonio diviene un piccolo boss della mala salentina, oscillante tra spaccio e gioco d’azzardo.
Tra i suoi compari spicca lo spietato Gianfranco, un cattivo tra i cattivi, finché - finito in galera - Tonio viene a contatto con boss e malavitosi di grande prestigio nel mondo della criminalità locale, che lo introducono nella Sacra Corona Unita, la famiglia mafiosa di derivazione camorristica.
I vecchi compagni moriranno o usciranno dimenticati dalla storia e lui diventerà esponente di una nuova forma di organizzazione criminale il cui cuore palpita malavitosamente all’interno delle carceri, nel luogo prioritario della diramazione della disuguaglianza di una legge parimenti criminale, che mescola i professionisti del crimine con i cittadini che solo occasionalmente si ritrovano ad aver violato le regole e vengono introdotti nella scuola del professionismo delinquenziale. Il tema del film, ispirato a uno storia vera, è il rimorso con cui Tonio dovrà convivere, per non aver mantenuto la promessa fatta alla moglie Daniela e al figlio Alessio di non lasciarli mai soli, nei 49 anni di reclusione che dovrà scontare.
La cinematografata scopiazza maldestramente qua e là, da Quei bravi ragazzi al più recente Romanzo criminale, nell’intento di voler condividere con loro, sebbene confusamente, l’attenzione alle sfumature e ai particolari del sottobosco, in quel suo vivere a ricalco e imitazione degli strati superiori dell’illiceità costituitasi lecita, facendo il verso al bosco nel suo dibattersi nel circolo vizioso di una sintomatologia evidentista specifica e sotterranea del professionismo del crimine, sotto le zolle secche del Golgota e le colpe ereditate dal Delitto - e con il perpetuare del Delitto ovunque reiterate - laddove la Croce svetta in procinto di essere sostituita dalla Pala, dalla Ramazza e dal Forcone della Grande Disinfestazione in arrivo.
Questo perché ovviamente nella storia e nel film non c’è nessun accenno all’istituzione dell’Organizzazione sociale legittima che in un colpo solo, disfacendo Mammona, la Vecchia megera, importerebbe planetariamente ovunque al posto del Delitto, giustizia, amore e legalità.






