Dopo cinque anni di premiazioni, e anche se in grande ritardo, arriva finalmente nel Paese Campione Il film australiano di Sara Watt, disegnatrice di grande talento, realizzatrice di corti animati, per i quali ha passato una vita a raccogliere premi in tutto il mondo. Un treno che deraglia, decine di morti, un paesino sconvolto dal dolore, un fotografo che scopre di avere il cancro, una giovane donna che ha allucinazioni animate che si intercalano in improvvise sequenze con la realtà, un giornalista dall’esistenza travagliata, un’infermiera che vorrebbe avere un figlio, un capotreno in preda ai sensi di colpa, una ragazza che perde il proprio fidanzato, un capo redattore che dalle disgrazie altrui scopre l’importanza della famiglia. Vite, corpi, anime, che galleggiano nell’aria in un mondo avariato preda del dolore, della depressione e della morte, Attraverso lunghi silenzi, figurazioni statiche, animazioni folgoranti e impreviste diramazioni e intrecci esistenziali dei protagonisti, dai singoli binari le vicende confluiscono in un arrivo comune per la conclusione felice delle particolari vicissitudini, preannunciata da animazioni fotografiche vertiginose che la regista amministra con tecnica di ottima scuola figurativa fino allo straordinario scompiglio e la magica ricomposizione dei dettagli, scaturiti da un talento puro teso all’arte, che molto spesso raggiunge. In definitiva, una favola dei nostri giorni, significativa di speranza, sebbene ignara della sintomatologia che la esprime e disattenta ai motivi sociali determinanti le dolorose vicende a alla loro causa: il contesto –j9, l’organizzazione sociale errata da cui essi provengono.


