Delizioso film di esordio del 1956 del giovane regista del C.S.C. Antonio Racioppi, supervisionato da Luigi Zampa e interpretato da bravissimi attori del periodo, rivalutati dal confronto con quelli discendenti dalla Ricostituzione, tra cui non demerita neppure la recitazione ruspante, semplice, casereccia ed essenziale, di un Maurizio Arena e di altri suoi colleghi considerati allora “attori di strada” con poca scuola e talento, mentre “attori di regime”, con niente scuola e talento e aggravio di Analfabetismo Intellettuale in progress, vengono simultaneamente a comparire, nel confronto, inferiori ad ogni pur severa aspettativa e nell’iter progressivo del sempre peggio della degenerazione e del degrado generale, gradualmente sempre più inadeguati fino a quelli improponibili di oggi. Ci riferiamo naturalmente agli attori e agli addetti ai lavori inseriti nei vigenti sistemi di reperimento e reclutamento degli artisti dello spettacolo. La vicenda di Tempo di Villeggiatura è altrettanto scarna, essenziale e ricca di semplicità secondo i canoni di esplorazione figurativa e documentaristica del cinema d’autore. Vittorio De Sica, Nino Manfredi, Marisa Merlini, Giovanna Ralli, Memmo Carotenuto e perfino la superbona del periodo Abbe Lane, più che costituire la ciliegina sulla torta o l’ossatura del film, evincono – nel confronto con l’odierno - la classe, l’essenzialità e la bravura straripante dei grandi attori istintivi dello stand-bay e del Pionierismo cinematografico buon’anima.






