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Cheri

Cheri locandinaScialba rivisitazione del regista Stephen Frears della Belle Epoque Parigina dei primi Novecento, attraverso la letteratura sbiadita di Colette, scrittrice francese del periodo, e una splendida Michelle Pfeiffer, fascinosa cortigiana nel film e bellissima attrice che notoriamente non si spoglia, la quale nello scandaglio registico della società e dei costumi delle classi più elevate dell’epoca, conferisce inavvertitamente all’opera cinematografica di Frears il più incredibile dei paradossi, costringendolo alla esposizione di una prostituzione talmente elegante, pudica e raffinata, rapportata alla società e ai costumi della nobiltà e della ricchezza degenerate e corrotte, dal renderla eterea, stupefacente, colta, affascinante, esponendo e  smascherando la comunità degradata dei nobili e dei ricchi, in tutta la sua volgarità, la sua incultura e la sua degenerazione amorale sia epocale e storica che contingente, connotandola e condannandola nello stravolgimento e nel capovolgimento dei ruoli, ai livelli più bassi. del Mondo degli Inferi.  Ma forse era proprio questa la lettura più corretta della Bella Epoque, benefattrice e dispensatrice di arte, letteratura e poesia, ma contemporaneamente cinica anticipatrice e cruda rivelatrice delle dinamiche convenzionali del mondo dorato moderno, fatto di oro falso e di cianfrusaglie echeggianti il suono sordo dell’artificio, intese alla falsificazione e alla perpetuazione del Flagello. La curiosità è che tra le malignità di Hollywood, la più gettonata sarebbe quella che vorrebbe farci credere come non siano l’eleganza, il pudore o la raffinatezza di Michelle Pleiffer, a impedirle di mostrare in pubblico le proprie nudità, quanto semplicemente che la sua indiscussa bellezza possa venire offuscata da un nudo poco appariscente a causa della eccessiva magrezza e della poca armoniosità delle forme.  Noi non lo crediamo, ma bisogna anche ammettere che con un tale soggetto e con un'altra attrice, si poteva fare un bel film porno o giù di lì, il quale avrebbe fatto molto più cassetta.  Tuttavia, la peggiore disgrazia che possa accadere a una professionista del sesso (innamorarsi), capita proprio alla nostra Michelle la quale, ardentemente ricambiata, s’innamora del figlio molto più giovane di lei di una sua collega, precipitando nelle spirali tragicomiche di un amore impossibile. Se ai tempi che precedono il successivo e inevitabile smascheramento della Belle Epoque - intorno alla quale sempre più incerte tra le convenzioni sociali, i sentimenti artefatti e (per quanto riguarda il film) l’emblematico ruolo amletico di Cherie quale protagonista maschio dell’amore impossibile, si intrecciano le dinamiche di una società che pur presagendo e temendo un futuro sintomatico destinato a smascherarla nella Brutte Epoque odierna e di sempre portando sulla scena la sua sottosuperficie nefanda in cui, dolorosamente, si agitano ben altri conflitti - non si fa molto, anzi niente, per nascondere la propria vera significazione, quel che resta è l’inutile interrogativo di sempre.  Osservando gli aborti e i rifiuti umani, i semplici sintomi e sintomi campione in circolazione, e in particolare le tavole rotonde e le tavolate, i salotti e i divani delle “mad tivù”, dove si concentra l’attenzione del mondo dorato del profitto e dei profittatori, che vive esclusivamente per se stesso, e in cui qualsiasi professione essi svolgano gli ospiti arrivano con il loro libro  sottobraccio, a testimonianza del più infimo prodotto della Cultura Bassa pubblicato con i soldi di tutti, a che serve chiedersi restando in tema di Belle e/o Brutte Epoque: “Ma per chi?”.

 
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