Si potrebbe dire proprio così, andando a vedere il film e parafrasandone il titolo. Ma siccome ciò si adatterebbe perfettamente, nella sua interezza, precarietà e degenerazione, al cinema mondiale dei nostri tempi, e – di tutti i tempi - ad ogni singolo comparto dello scibile socio-economico delle Nazioni, è preferibile farne a meno e sopportare memori del detto: “meglio una vita schifosa che niente”. Di conseguenza, trovandoci per l’appunto nel Mondo dell’Errore con il proposito di uscirne tutti insieme o il più numerosi possibile, andiamo pure a vedere “Fà la cosa sbagliata” per la regia del promettente Jonathan Levine, giovane esponente del cinema d’autore statunitense a basso costo, l’interpretazione dello stagionato Ben Kingsley affiancato da un manipolo di giovani e volenterosi comprimari, da cui emerge un'altra promessa del cinema statunitense a basso costo, tale Josh Peck , il quale - avendo ricevuto degli entusiasmanti elogi da parte di una certa critica amante dei primi passi e dei primi barcollii - pretenderà in un prossimo futuro gli stessi emolumenti percepiti da Ben Kingsley mandando in tilt il cinema a basso costo statunitense. Ad ogni modo, nel “Fà la cosa sbagliata”, Ben è un capellone fricchettone e psicologo, drogato, viagrato e malato di sesso, che a sessantanni suonati si ritrova immaturo nella New York degli anni novanta del sindaco-sceriffo Rudy Giuliani, il quale (come l’adultero sorpreso dall’arrivo imprevisto del legittimo partner, cerca di nasconde l’amante e l’adulterio), all’arrivo dei media nasconde l’immondizia newyorchese nell’armadio o sotto il letto con la speranza che nessuno la veda. Josh è invece il classico studente sfigato, senza amici e con due genitori litigiosi, che il regista crede di rendere diverso dallo stereotipo, o quantomeno originale, facendogli spacciare droga in giro per New York con un insospettabile carrettino, situazione talmente assurda che, ripensandoci, confessiamo di non essere più tanto sicuri che questo avvenga davvero nel film. Potremmo forse confonderci con un'altra pellicola. E’ comunque proprio questa nostra incertezza, a fornire la migliore lettura del film, perché alla resa dei conti non succede niente che non sia già successo, e non si va da nessuna parte in cui non si sia già andati. Infatti, tra i due improbabili “amici”, si intromette la figliastra di Ben – una ragazza ritenuta bellissima che va a letto con chiunque le capiti a tiro - della quale lo sfigato inevitabilmente si innamora e ne è, altrettanto inevitabilmente, rifiutato. Così che la morale del paradosso è forse proprio questa: fai pure la cosa sbagliata, tanto sarà poi la sfiga a correggerla.






