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Heaven

Locandina HeavenFilm tecnicamente interessante e di una certa originalità, ma con risposte non corrispondenti alle aspettative, costruito attorno a un incastro di flashback e flashforward che, sebbene poco lineare, segue un preciso percorso artistico sulle orme di “Strade perdute”, “Lola corre” e “Sliding doors”, altri esempi di sperimentazione e di uscita dalle righe con risultati altrettanto poco lusinghieri.

Robert Marling, geniale architetto e felice padre di famiglia, stà dissipando la propria esistenza tra ubriacature e rovesci al tavolo da gioco, per cui viene abbandonata dalla moglie decisa a portargli via anche il figlio e impedirgli di vederlo, fino a quando Heaven, transessuale che possiede il dono delle premonizioni, accorrerà in suo aiuto riportandolo a una vita rasserenata e dignitosa.

Il regista Scott Reynolds dirige con mestiere i vari Martin Donovan, Danny Edwards, Joanna Going, Patrick Malahide, Richard Schiff e Karl Urban, e la storia si vivacizza qua e là grazie alla conoscenza che il regista ha del copione, più che per le premonizioni di Heaven, facendo sì che il povero Robert venga a conoscenza, naturalmente prima ancora che avvengano, di fatti ed eventi altrimenti per lui inconoscibili, compresi i comportamenti fedigrafi e malsani della moglie che lo tradisce con il cattivo di turno.

E la sgradevolezza, l’eccessiva forzatura, sta anche in questo abbandono di ogni originalità per seguire la moda della moglie che puntualmente nell’iter delle crisi coniugali deve per forza andare adesso a letto con qualcuno, nello stesso modo in cui un tempo restava invece fedele alla famiglia, essendo l’angelo del focolare domestico, mentre è il marito - un tempo immancabilmente adultero – ad essere oggi obbligato alla fedeltà per non recare nocumento al conformismo, alla moda, e suscitare le ire massmediatiche femministe e l’antipatia del pubblico con effetti dannosi al botteghino.

 
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