Con qualche riferimento a una giornata di ordinaria follia, più che al borghese piccolo piccolo di Alberto Sordi, ecco la storia claustrofobica dell’impiegato Bob Maconel, sepolto vivo nel grigiore totale della mediocrità contro la quale, per venirne fuori, l’unica soluzione era per lui un atto unico, imprescindibile e definitivo, sia compiuto che subito. Mentre la claustrofobia relativa sofferta all’interno del Cerchio Chiuso Alfa-Omega, nell’impossibilità di venirne fuori uscendo simultaneamente da se stessi o del venire fuori da se stessi uscendo simultaneamente dal Chiuso dell’Alfa e dell’Omega, risulta palpabile nonché determinabile con tutti gli altri sensi, e pertanto perfettamente rappresentativa del Mondo Negativo Invertito dei Fenomeni Fisici, visto il contesto, la domanda è: cosa significa mediocrità? Se la domanda fosse economica, risulterebbe facile rispondere avendo per riferimento il tetto stabilito dai Mister Dollaroni. E Lo stesso potrebbe dirsi se la domanda finisse qui, relativa e relativamente alfa-omega di se stessa. Ma se la domanda fosse invece assoluta o più complessa e intrigante, investendo il chiuso claustrofobico di ciascun aborto e rifiuto umano, per il quale la mediocrità risulterebbe una qualità superiore rispetto all’insufficienza che costituisce la stabilità caratteristica delle copie conformi, allora il discorso si farebbe per i negativi invertiti molto difficile; e forse neppure il ricorso alla metafora grammaticale dei verbi, riuscirebbe a chiarirla a causa dell’ottusità ermetica di ciascun cerchio chiuso individuale. La metafora è la seguente: se il presente è lo stato ottimale per cui il passato o il perfetto corrispondono all’insufficienza, espressione dunque della perfezione relativa, la mediocrità non troverebbe forse conferma nel passato prossimo o nell’imperfetto quale espressione dell’imperfezione relativa? La salita o la discesa all’interno del cerchio chiuso si fa comunque chiarissima, la dove c’è il passato vi è il basso, la perfezione e la morte, la dove il passato e la perfezione della morte, vengono scalfiti vi è la risalita verso l’alto, cioè verso il Tempo Presente, verso la Vita a cui infatti ci si avvicina. “Vi piacerebbe essere imperfetti, mediocri, per sfuggirmi?”, disse allora la Morte agli insufficienti perfetti “E se, essendo perfetti e perfettamente passati e dunque perfettamente morti, vi proclamate invece imperfetti e mediocri per essere vivi, come mai invece morite?” Il nostro uomo qualunque si trova perciò claustrofobicamente come tutti, come ogni copia conforme, perfettamente chiuso in se, nel buio della propria insufficienza, mentre vorrebbe con atto unico, imprescindibile e definitivo da compiere o da subire, conquistare il grigiore di una mediocrità, di una imperfezione, per lui e per tutti gli esseri umani simulati, inaccessibile. Quando accade il dramma, il percorso del nostro uomo qualunque è inevitabilmente simile a un pesce fuor d’acqua, che prima sembra uscire dalla propria condizione per poi ricadere nel baratro. L’insieme dei pezzi che formano come un mosaico l’uomo qualunque, si allontanano dalla fotografia ritualistica dell’ufficio e degli impiegati, per concentrarsi su una qualsiasi delle copie conformi che per eccesso patologico si ritrova nell’esagerazione claustrofobica di se e del contesto, come una bomba a orologeria che potrà sfuggire al tempo, ma non alla più banale fiamma dei sentimenti che accenderà la miccia. Da ricordare, del film, l’interpretazione di Christian Slater nei panni di Bob Maconel.






