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Un alibi perfetto

Un alibi perfettoC.J. è un giornalista in odore di licenziamento alla ricerca di uno scoop che gli salvi il posto di lavoro, convinto di poter dimostrare la corruzione del procuratore Mark Hunter, futuro governatore della Louisiana, capo della sua fidanzata Ella sostituto presso la stessa procura. Con la complicità di un amico mette in piedi, sulla base di un alibi segreto inattaccabile che verrà rivelato al momento giusto, una sequenza rocambolesca di avvenimenti che lo porterebbero ad essere accusato, processato e condannato a morte per l’omicidio di una prostituta, in un processo condotto per la parte dell’accusa dal procuratore Hunter, famoso per vincere tutte le cause di cui si occupa, ma che egli a ragione sospetta vinca in tribunale falsificando le prove. Il momento giusto c’è, ma il suo amico che deve arrivare in tribunale con le prove delle falsificazioni commesse dal procuratore e soprattutto con l’alibi, muore in un incidente stradale mentre si stava recando in tribunale, in realtà assassinato da un poliziotto corrotto della procura, e C.J. si ritrova a rischiare la condanna a morte che, inaspettatamente, evita con un incredibile colpo di scena a cui la sua fidanzata Ella partecipa in prima persona, rischiando la vita. Pur prescindendo dai gravi difetti strutturali e ambientali che hanno impantanato il film a qualche decennio fa rendendolo obsoleto, perché non è riuscito a cogliere i “cambiamenti” rantolanti importati nella realtà degli States dal progresso patogeno e dalla corruzione portati avanti negli anni dall’Organizzazione sociale Negativa Invertita americana, che colpevolmente il remake non è riuscito a cogliere, il film è un remake di un noir di Fritz Lang del 56’ e, se finisse qui, potrebbe anche andare, ma purtroppo esagera proseguendo con un poco credibile colpo di scena postfinale che, nell’eccesso, manda come sul dirsi, tutto a puttane, facendo si che, altrettanto incredibilmente, a guadagnarci sia soltanto la sostituto procuratore Ella, la quale con uno sfavillante colpo d’ala, sfreccia inarrestabile sulla poltrona di Mark Hunter resosi indisponibile perché in galera. Fino allo scorrere sullo schermo dei titoli di coda, non ci siamo mossi dalla poltrona perché attendevamo il colpo di scena postpostfinale – che purtroppo non c’è stato – il quale dimostrasse come il tutto del film non fosse opera della produzione, del regista Peter Hyams, della sceneggiatura e dei vari attori e personaggi chiave avvicendatisi con in testa il figlio d’arte Michael Douglas - Mark Hunter, ma di una diabolica Ella ex sostituto procuratore e poi procuratore pronto a proseguire il suo  volo verso il governo della Louisiana.

 
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