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I ricordi di Abbey

I ricordi di AbbeyRemake - diretto da Mike Figgis e interpretato da Albert Finney - di Addio Mr. Harris, il film risultò nel 1994 la brutta copia dell’opera originale, ma è oggi sicuramente da rivalutare, nel corso del sopravvenuto gradualismo degenerativo, in rapporto a quanto passa nell’odierno il convento. Se non altro per due opposte ragioni. Una è la grande interpretazione di Albert Finney, e l’altra l’assoluta inadeguatezza del finale di cui il remake non avrebbe alcuna colpa nell’amaro happy end ripreso tale e quale dall’originale, in cui il protagonista, alla resa dei conti del proprio credo esistenziale, culturale ed educativo, si ritrova tradito dal direttivo dell’istituto in cui insegnava che lo manda via senza pensione ne gloria; ma tradito soprattutto da se stesso  e perfino dalla moglie la quale ha una relazione sessuale con un collega, la cui identità è superflua perché risulta evidente che avrebbe potuto essere uno qualsiasi dei colleghi purché in grado di soddisfare i bisogni sessuali della donna. Ma l’inadeguatezza dolorosa della storia in se, esposta sul grande schermo  dal remake, la si evince nel discorso di commiato di Abbey, il quale invece di scoprire la realtà in cui si trova prendendone coscienza ed esprimendo come avrebbe dovuto  la propria ribellione e il proprio sdegno, nell’imperio incontrastato dell’ipocrisia, della negativizzazione  e del rovesciamento dei valori, si addossa retoricamente ogni immeritata colpa, e si scusa per non essere stato capace di insegnare ne di essere il buon marito che avrebbe voluto. Frugando nel cast degli attori, è da ricordare la recitazione di Greta Scacchi nella parte della moglie adultera, ieri brava ma oggi sicuramente grande attrice, visti i progressi dell’iter degenerativo pro-tempore dei negativi invertiti, esposti settorialmente nel nostro caso sul grande schermo.

 
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