Solito film panettone di fine anno, che non risulta migliore ne peggiore dei precedenti. Trattasi infatti sempre dello stesso filmato pastrocchio e di pressappochista professionismo cinematografico, che malinconicamente si trascina con crescente stanchezza anno dopo anno e di città in città, seguendo regole e itinerari che peggio di così risulterebbe molto difficile trovare. Della produzione, della regia, della sceneggiatura e delle’interpretazione degli attori, è meglio tacere. L’unico interesse è che anche questo film natalizio andrebbe proposto nelle scuole di cinematografia come esempio e dimostrazione di ciò che non si dovrebbe mai fare, in quanto a sceneggiatura, regia, recitazione e produzione, perché disonorevole e contrario a qualsiasi forma d’arte. Però il panettone natalizio attira un sacco di gente sprovveduta, nonché critici di pari incapacità e analfabetismo intellettuale professionistico, che alla fine si mobilitano per convincere che il panettone è buono anche con “due anime”, secondo il marketing due come le storie senz’anima di questo film, ma con una sola ammucchiata, storica e scellerata, formata da produttore, sceneggiatore, regista, attori, e in genere da chi sciaguratamente vi collabora tanto per campare e condurre in porto anche per il 2009 la saga vacanziera ultraventennale, che si prospetta in espansione morbosa irreversibile quanto il Flagello e il contesto, capovolto e mortale.






