Il marketing propagandava che “Io, loro e Lara”, fosse il migliore dei film del simpaticissimo Carlo Verdone, destinato forse a diventare il “Carlone nazionale” succedendo al’Albertone a cui spesso egli si ispira. Il film, invece, oltre che un triste esercizio di mera grammatica e di coniugazione verbale, ci sembra purtroppo uno dei peggiori lungometraggi del Verdone sottotono, quando la reiterazione dei precedenti, l’abuso del cliché e della noia, raggiungono l’apice della mediocrità e dello scontato. Se il film rivelasse tematiche politiche e politicanti a caccia di voti e di consensi, potrebbe definirsi demagogico, ma tralasciando gli obiettivi contenutistici comuni ad ogni settore del mercato generale della società dei consumi, per ancorarci nel settoriale specifico, ovvero il cinema, la caccia va definita in superficie limitatamente e in conformità al botteghino, dove meno oscuramente mangiando si dice pane al pane e bevendo vino al vino, invece di nascondersi dietro il marketing politico a caccia dello stesso pubblico del cinema, ma uso a parlare per il proprio prodotto sponsorizzato e posto in vendita sulle bancarelle del mercato elettorale, più elegantemente di voti e di consenso. Vediamo in questo film il mai promosso e praticamente eterno brigadiere del maresciallo Rocca, credibile nella parte del padre di Verdone, ma un po’ meno dato l’aspetto forse eccessivamente decrepito, in quella di amante ancora attivo grazie al viagra ma che, nell’eccesso, anziché andarci tranquillamente di persona, all’altro mondo ci manda - nonostante appaia molto più giovane e in forma di lui – l’ex badante divenuta la sua moglie-amante. Verdone è un prete missionario in crisi, il quale, tornato in patria dall’Africa per ritrovarsi, si ritrova invece con prostitute afro sfruttate da malviventi dalla pistola facile ma per fortuna di mediocre mira, e con la figlia acquisita dal padre stallone la quale, tramite la madre defunta, dovrebbe ereditare l’appartamento del vecchio genitore di Verdone, se ovviamente insieme alla sorella e al fratello questi non vi si opponesse per movimentare, dare un po’ di vivacità e di trovate comiche alla vicenda. Nel personaggio della figliastra del vecchio stallone, futura ereditiera dell’appartamento di famiglia, la bionda finta Laura Chiatti, in questo film bruna, è bravina, quantomeno perché fisicamente appare abbastanza verosimile come ragazza ucraina in Italia. E, verosimile come prodotto da botteghino, è per l’appunto l’opera cinematografica di Carlo Verdone nel mercato del cinema, in cui il film sembra abbia battuto ogni record di incasso a causa del Flagello che in forma purtroppo gravissima affligge il pubblico degli elettori e dei frequentatori delle sale cinematografiche.






