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Interpol

InterpolL'espressione odierna dell'alternativo intellettuale

Gli Interpol sono, indubbiamente, fra i capostipiti delle numerose band il cui sound riporta alla mente certa disperata e maledetta New Wave anni 80,(Joy Division e altri) molto in voga negli ultimi anni.

Se musicalmente le loro radici sono facilmente riconoscibili, nei loro testi, invece,  non si materializzano i  tratti di  sofferenza del  vivere l’incubo metropolitano tipico del Post Punk anni 80.

I loro scritti sono figli  legittimi del 21° secolo, in cui il malessere di vivere non è più solo causa di sofferenza, ma anche potente arma contro l’omologazione dettata dalla fobia di sentirsi in disuso nella frenetica globalizzazione di oggi.

Ciò in parte giustifica il largo seguito fra i giovani di cui gli Interpol sono l’espressione odierna dell’alternativo intellettuale.

Mentre invece il loro pubblico più smaliziato, sicuramente testimone diretto anche della  prima ondata dei primi anni 80 (categoria a cui appartiene purtroppo per raggiunti limiti di età, chi scrive), ha apprezzato in loro, a mio modesto avviso, lo stile personale ben definito e riconoscibile con cui il gruppo è riuscito ad evitare la trappola delle band clone della New Wave che proliferano in questo momento.

“Le brillanti luci si sono accese” (Turn on the bright lights 2002) con il loro folgorante album di debutto e non sono certo delle “buffonate” (Antics 2004) le tracce dell’ottimo seguito.

L’ultimo lavoro (Our Love to Admire) è uscito nella primavera del 2007 e non ha deluso le aspettative nonostante, come è noto, il terzo album è una prova difficile per ogni artista.