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Home Recensioni musicali Dischi The Soft Moon - Luis Vasquez, Recensione - Radioland

The Soft MoonThe Soft Moon “The Soft Moon”

Ci sono dischi in cui la potenza evocativa della musica è fortissima, cos’altro è in grado di farti rivivere sensazioni, immagini, odori, sogni di venti o trenta anni prima, nell’arco del tempo della durata di un disco. Certo, il trasporto sonoro per colpire nel segno deve trovare uno spirito fertile privo di pregiudizi, in cui convive anche col protrarsi degli anni un senso di innocente follia, un’apertura mentale in grado di codificarlo.

Allo stesso tempo un artista, oggi, per ottenere questo risultato, deve possedere la conoscenza e la consapevolezza sonora e tecnologica per comprenderla e riprodurla, adattandola con un vestito sonoro moderno e attuale.

Tutte queste astruse sensazioni, si materializzavano nella mia mente durante l’ascolto dei Soft Moon e del loro omonimo disco, gruppo di cui sono venuto a conoscenza, in quanto devo ammetterlo ne ignoravo completamente l’esistenza, grazie al mirato consiglio di un mio vecchio amico, compagno assiduo molti anni fa di comuni esperienze sonore.

Dietro al progetto Soft Moon, in realtà risulta esserci il solo Luis Vasquez, ideatore ed escutore di tutti gli strumenti, che ha avuto a mio avviso una eccellente idea, creare canzoni, senza cadere nel bieco e infruttuoso revival, supportate essenzialmente da una potente base ritmica tipicamente post-punk, in cui aleggia la cupa aria di grandissimi del passato come Joy Division, Sister of Mercy, Suicide ecc.. contestualmente ad eterei e mistici synth al limite del rumorismo, accompagnati in alcuni casi da voci filtrate, il tutto confezionato in un aspro ambito elettronico industriale, fino a creare un perfetto scenario post apocalittico.

La magica “Breathe The Fire” che ha l’onere di dare il via alle danze, sembra essere una bonus track di “Closer” di Curtisiana memoria, è seguita dalla catatonica e potente “Circles” che precede la mia favorita dell’intero lavoro “Out Of Time” davvero un gioiellino fuori dal tempo.

Appena un attimo per tirare il fiato con l’avvolgente e circolare “When It’s Over” e si riparte subito con ritmi serratissimi “Dead Love”, “Parallels”, “Primal Eyes” fino all’affascinante chiusura con la decadente e spaziale “Tiny Spiders” che sfocia nella migliore espressione del Dream Pop di matrice 4AD.

Se esistesse sulla terra un ipotetico paradiso per amanti del post-punk e del dark-wave, questo disco edito alla fine del 2010, ne sarebbe l’attualissima e perfetta colonna sonora.

 
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