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Home Recensioni musicali Dischi Blonde Redhead - 23

Blonde Redhead - 23

Assecondando quella misteriosa forza, che ci spinge a condividere con più persone la gioia dell’ascolto di un disco

blondee non semplicemente goderselo in appagante solitudine, proferiamo dell’ultima fatica discografica dei Blonde Redhead. Band cosmopolita di stanza a New York, formata dagli italianissimi fratelli Pace (Amedeo chitarra e voce e Simone batteria) e dall’affascinante giapponese Kazu Makino(voce e chitarra), sono a nostro avviso una delle realtà pop rock degli ultimi anni più stimolanti in circolazione.

Alla metà degli anni 90 i nostri, si segnalano nella scena underground statunitense per una serie di album con un sound molto duro. Contraddistinti da una violenza sonora figlia del punk e da suoni al limite del rumorismo, in breve vengono elevati dalla critica specializzata ome tra i migliori seguaci dei Sonic Youth, indiscussa band leader del genere noise rock.

Ma è nell’anno 2000, con l’album “Melody of Certain Damaged Lemons”, che i Blonde Redhead rivedono decisamente i propri punti cardinali elaborando un percorso sonoro, a nostro personale parere emotivamente e stilisticamente assolutamente più interessante, fatto di certe atmosfere pop eleganti e melanconiche.

blond redheadIl degno seguito “Misery Is Butterfly” (2004) e l’approdo alla storica etichetta discografica inglese 4AD, famosa per aver prodotto band come Cocteau Twins e Dead Can Dance, non fa che aggiustare lo stile del gruppo ormai composto esclusivamente da ballate sognanti e delicate. L’ultimo disco “23” (2007), il più contaminato da un’anima squisitamente pop con ampia potenzialità commerciale, è un grande album e si manifesta come la logica evoluzione dei due lavori precedenti.

La splendita voce acuta e sexy della Makino si sposa perfettamente con i semplici ma bellissimi arpeggi di chitarra, con l’uso attento e preciso di basi elettroniche, il possente tappeto ritmico e gli arrangiamenti orchestrali. Il disco è un insieme di suoni ora morbidi e lievi, ora corposi ma mai dai contorni definiti, ogni canzone finisce e si materializza in quella successiva, e pur percependo fino in fondo la bellezza di ogni singola canzone, l’album mantiene una visione d’insieme sognante e omogenea.

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