“Part Monster” è un disco di belle canzoni, tutte di uno standard creativo elevato
Il miglior consiglio che si può dare ad un appassionato di musica, sempre alla ricerca di nuove sonorità, è quello di seguire i suggerimenti di chi si ritiene affine con la propria sensibilità.
Se state quindi leggendo queste righe e non conoscete i Piano Magic, siete nelle condizioni di fare una di quelle scoperte inaspettate che il mondo della musica spesso sa regalare.
Radioland ha nel proprio DNA la promozione d’informazione e, specificatamente in questa rubrica, di musiche non facilmente ricorrenti nei canali tradizionali, d’altronde cos’è internet se non un gigantesco passaparola fra sconosciuti che condividendo scelte si sentono meno soli, acquisendo un senso di appartenenza.
Una premessa così seriosa è indispensabile per presentare questo magnetico lavoro fuori dal tempo di questo quintetto anglo-francese, perfetto per i nostri giorni, ma la sensazione è che lo sarebbe stato venti anni fa, come sicuramente lo sarebbe anche fra venti.
Licenziato nel 2007 “Part Monster”, è un disco di belle canzoni, tutte di uno standard creativo elevato, pezzi che si evolvono quasi sempre in code strepitose creando un’atmosfera avvolgente e suggestiva.
Il gruppo capitanato dal leader Glen Johnson, autore e cantante insieme alla francese Angele David-Guillou, confeziona un album poetico e romantico, diretto inevitabilmente ad un pubblico appassionato di musica indie.
Ed è proprio questa la forza dei Piano Magic, le loro composizioni, dense di cuore ed anima, trasmettono immediatamente la sensazione che per forza di cose non raggiungeranno mai le grandi masse o le loro facce apparire sulle copertine delle più importanti riviste musicali alla moda internazionali.
D’altronde lo stesso Johnson, nella bellissima omonima Part Monster in chiusura di questo per me strepitoso disco, canta in duetto con l’eterea voce della Guillou, “ And I’m tired of easy music”.
Album totalmente coinvolgente se, intelligentemente, si supera in fretta la tenue impressione del già sentito che la chiara matrice wave ottanta del sound potrebbe suscitare.


