I Gosh sono un gruppo da seguire con attenzione
Non è esattamente il suono di una fisarmonica quello che ti aspetti dalle prime note di un disco rock, ma ciò che veramente sorprende è quanto leghi e vibri all’unisono con chitarre elettriche, basso e batteria, disegnando traiettorie sonore che spaziano dal post punk al funk rock .
L’autoprodotto “Pineland”, dei liguri Gosh, registrato in Italia e masterizzato a Berlino, è un album molto gradevole in cui si confrontano con dignità passato e presente.
Tra le sue tracce tutte di ottima fattura, brillano particolarmente per il sottoscritto, l’iniziale e rappresentativa dell’intero lavoro “Jacknife”, “Sirens’ Song” con le sue strofe caratterizzate da un incedere reggae, la decadente e affascinante “The Last Thing” dotata di un ritornello micidiale che ti si appiccica subito addosso, la rockettara e trascinante “Trespass”, il folk rock di classe di “The Spider” e la bellissima “New Attack” che sento particolarmente in sintonia con le mie corde emotive.
I Gosh sono un gruppo da seguire con attenzione, hanno lo spessore e le potenzialità per farsi luce anche in un mercato discografico asfittico come quello italiano, dove mai come in questo momento gli ostacoli legati al suo settarismo sembrano insormontabili.
Per questo intelligente e felice, secondo me, l’intuizione di scrivere e cantare i propri pezzi in inglese per lasciarsi comunque aperta una eventuale possibilità internazionale.
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