Nichelodeon - Cinemanemico
Di sicuro è' stato gratificante realizzare questo progetto, ma lo è altrettanto ascoltarlo.
Musica di autentica ed eclettica ispirazione artistica quella del disco “Cinemanemico” del gruppo Nichelodeon. Un lavoro che appare davvero suggestivo, alternativo ed originale, incantato e incantevole nel panorama musicale contemporaneo italiano e non solo, giacché si respira un’atmosfera marcatamente oltreconfine. La cupezza e l’inquietudine che serpeggiano fra le note, caricandole di significati semantici e simbolici, investono anche chi ascolta.
La voce del cantante, Claudio Milano, domina portentosamente il tessuto sonoro e lo esalta con maestria e determinazione, caricandolo di energia e di emozione. Laddove la sua voce cessa di interpretare e rappresentare i pezzi, pianoforte e synth sopperiscono al (non) cantato.
Lessico e musica attingono nell’area espressionistica delle avanguardie; melodie toccanti e vibranti si innestano in un sottofondo di dissonanze che non sembrano casuali bensì meticolosamente ricercate, tra la fascinazione della musica da camera e le incursioni in sonorità folk d’oltralpe (come nel brano “La torre più alta”).
“Fame” è il brano che apre il disco con potente intensità, anche del testo. E’ una preghiera evocativa e drammatica “Lascia ch’io pianga”, nella quale si può apprezzare la profonda liricità che la pervade. La melodia, sempre valorizzata dall’interpretazione del cantante Claudio Milano, si esprime al meglio nel brano “Malamore e la luna”.
L’originalità e la libertà espressiva e compositiva, sono gli aspetti che più colpiscono in questo disco. L’ars combinatoria di parole, suoni, e recitato, si snoda in un climax perfetto senza nessuna caduta di stile. I Nichelodeon hanno realizzato un mosaico di musica, spettacolo e storia allo stesso tempo.
La scena è suggestiva: appare come quella del crepuscolo seguito da una notte medievale dove tutto è indefinito e insicuro, ma nella quale destini possono compiersi. La notte, ovvero il buio, la fame, la guerra, reali o immaginarie che siano, sono le tematiche dolorose e drammatiche che percorrono le liriche del cd.
Di sicuro è stato gratificante realizzare questo progetto, ma lo è altrettanto ascoltarlo. Un disco da sentire e riascoltare senza mai annoiarsi; dove ogni volta si può scoprire ciò che era sfuggito in un ascolto precedente.
Così un empatico intarsio di poesia, suoni asincroni, melodie, antifrasi e sperimentazione, spingono verso un sublime senza metafisica, verso un totem senza estinzione.
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