Sentimenti, affetti, nostalgia, fantasie, paesaggi.
“Anime sotto il cappello” è il disco d’esordio di Paolo Tocco, cantautore di Chieti, dalla vivace personalità artistica. Ad un primo ascolto il disco appare eccessivamente ispirato a Francesco De Gregori e Ivano Fossati (specie per quanto riguarda il cantato). La presenza e l’impronta di De Gregori sono disseminate e palpabili lungo tutto il percorso delle dieci tracce. In particolare, in “lo straniero di via Garibaldi” e soprattutto ne “lo sposo e la sua spiga di grano”, omaggio al maestro De Gregori a 360° gradi. Ma è proprio in questo penultimo brano del cd che si esplicita al meglio non soltanto la vena poetica di Paolo Tocco, ma quella ironica ed autoironica, che rappresenta quel pizzico di sapore in più che in cucina arricchirebbe un piatto già di per sé ben riuscito.
La capacità di Paolo Tocco è proprio quella di mantenere una propria identità, autenticità nella composizione delle sue canzoni. Colpisce anche la trasversalità del cantautore, nel senso che traspaiono le sue profonde radici abruzzesi che si fondono, al contempo, con la più alta tradizione cantautorale sia della scuola genovese che di quella romana.
Notevole è l’incisività delle chitarre acustiche che sostengono musicalmente il disco, suonato con una accuratezza perseguita fin nei minimi dettagli da lui e dagli altri ottimi musicisti suoi collaboratori. Armonica a bocca e sassofono ne accrescono la compattezza sonora.
I testi sembrano quasi naif, l’autore riesce a tirare fuori il "fanciullino" che è in lui in modo piacevole e delicato. Anzi, talvolta sorprende per qualche guizzo che spiazza l’ascoltatore perché non se lo aspetta, come per i testi scritti nel libretto che in realtà non contengono le “vere” parole delle canzoni: quelle sono “altre parole”…
Sentimenti, affetti, nostalgia, fantasie, paesaggi; tutti questi ingredienti fanno parte della vita e della quotidianità di ognuno di noi, e Paolo Tocco li sa illuminare come fossero sfumature di acquarelli su tela, con uno spirito di osservazione che scruta e ritrae. Le parole regalano l’immediatezza delle immagini; pare proprio di vivere i luoghi descritti, un po’ bucolici, un po’ sognati, talvolta negati o derisi; giacché per conseguire la speranza bisogna anche saper (sor)ridere di sé stessi e dei propri limiti. Solo annullando lo spazio-limite si può trovare l’anima e riuscire a farla respirare…
Poiché questo è un disco d’esordio, di certo nel suo prossimo lavoro Tocco riuscirà a raccontarsi in maniera più originale ed innovativa, pur seguendo le sue capacità espressive che si sono rivelate sin d’ora più che apprezzabili.







