Sembianze evanescenti si alternano instabili in un’istanza metafisica, dove sono evocate situazioni da inferno dantesco, mentre “aldilà” si intravede lo spiraglio di un cielo di angeli.
I Miraggio, gruppo fondato e composto dai fratelli Raimondo (chitarrista e cantante) e Ivan Alaimo - che erano i componenti del precedente progetto “No-fly zone” – nel 2009 hanno realizzato il loro ultimo lavoro “L’età degli angeli”, dopo i positivi riscontri del disco precedente “Luce bianca”.
Il cd è composto da undici tracce ed è un vero e autentico disco rock – proprio rock d.o.c. - solido e maturo, che trae un suo fondamento, per qualità ed originalità, dai Litfiba (ai quali forse si sono ispirati), almeno quelli del periodo più felice (diciamo fino a Terremoto). Nei loro pezzi, inoltre, trapela lo stile delle sonorità rock tipiche di band come U2 e Cult, con riff di chitarra ‘tosti’, incisivi e convincenti, nonché la vibrante tessitura della parte ritmica. E’ quanto si riscontra subito ascoltando i primi due brani (Club zero e Sodoma e Gomorra) carichi di adrenalina. Ritorno nell’ombra è invece un pezzo più malinconico (nel testo), melodico e meno ‘tirato’. Sia in questo che in brani più leggeri come Lasciami andare e Monotono infinito, il prodotto dei Miraggio presenta qualche affinità, nella musica e nell’interpretazione, con il lavoro dei Luci Ferme, gruppo di rock melodico degli anni ’90 che non ha avuto il riconoscimento che meritava.
Musica di qualità, dunque, ed è a dir poco apprezzabile il coraggio e l’entusiasmo di coloro che perseverano nel fare musica in un contesto dove la mancanza di visibilità e di accesso al mercato discografico, quanto meno per musicisti e gruppi cosiddetti underground, è un ostacolo davvero insormontabile.
Le capacità vocali del cantante (che peraltro è un eccellente chitarrista) sono opportunamente evidenziate nei pezzi, anche se potrebbe ulteriormente affinare le sue già notevoli potenzialità interpretative.
Alcuni brani, a mio soggettivo parere, sono di maggiore impatto sia nei testi (che sono comunque tutti particolari, poetici e suggestivi) che nell’effetto complessivo e, oltre Club zero e Sodoma e Gomorra che ho citato prima, il più emozionante è, sempre dal mio punto di “ascolto”, Sporco di sabbia, pezzo intenso pieno di impeto e vigore, dove le chitarre entrano (pre)potenti quasi a “..stordire l’anima…esplodere…di rabbia e travolgere…”. Infine, l’ultimo brano, che dà il titolo al cd, è un brevissimo pezzo solo strumentale, un congedo delicato che regala una ventata di intima liricità.
Sembianze evanescenti si alternano instabili in un’istanza metafisica, dove sono evocate situazioni da inferno dantesco, mentre “aldilà” si intravede lo spiraglio di un cielo di angeli. Così come pianure dilavate si alternano a calanchi a schiera: queste sono le immagini che potrebbero apparire chiudendo gli occhi mentre si ascolta “L’età degli angeli” dei Miraggio.
E tra le parole che si librano nell’aria, è bello come questi quattro elementi, acqua terra fuoco aria, fluttuano insieme e cadenzano con la musica il ritmo della vita.
E se destarsi è troppo rapido si può sognare ancora, prima di riaprire gli occhi e pensare di “…perdere l’anima”!


