The Sound
Aprile è il più crudele dei mesi, genera lillà da terra morta, confondendo memoria e desiderio, risvegliando le radici sopite con la pioggia della primavera.
Questi versi tratti da “La terra desolata” di Thomas Stearns Eliot dedicati al mese in cui il riaffiorare di quelle sensazioni che, assopite dall’inverno, paiono ingannevolmente risvegliarsi con l’arrivo della primavera (la vita che fiorisce di nuovo), evidenziano le contraddizioni dell’esistenza e sembrano adattarsi particolarmente a quel 26 aprile del 1999, giorno in cui l’artefice del progetto Sound, Adrian Borland, decideva di porre fine alla sua esperienza su questo pianeta, per lui “tristemente desolato”, gettandosi sotto un treno in una stazione di Londra.
E forse non è una banale coincidenza il fatto che solo un anno prima, ma nello stesso mese, precisamente il primo aprile del 1998, Rozz Williams, creatore dei Christian Death, concludeva drammaticamente la sua esperienza sul pianeta terra impiccandosi nella sua casa di Hollywood. Oppure vogliamo parlare di Kurt Cobain, suicidatosi il 5 aprile del 1994?
La prima band di Adrian Borland furono gli Outsiders che, nel 1977, in piena epoca punk, pubblicarono il loro unico album, peraltro autoprodotto (cosa, si dice, non usuale all’epoca) grazie all’aiuto economico del padre.
I Sound nascono nel 1979 e il primo lavoro ufficiale, Jeopardy, è datato 1980 sotto l’etichetta indipendente Korova. Ma l’album che sembra preludere quel riconoscimento, che in realtà non arriverà mai, vede la luce l’anno successivo, è il bellissimo From the Lions Mouth, dai più, a torto o a ragione, considerato il loro capolavoro insuperato. Uno dei più classici luoghi comuni vuole che il secondo disco sia quello più difficile per la carriera degli artisti, soprattutto quando il primo fa preludere qualcosa di molto interessante. Infatti, molto spesso, se il secondo conferma le aspettative, con il terzo si fa il famoso salto di qualità che può consentire la successiva consacrazione. Un classico esempio di quanto affermato ci viene fornito dai gloriosi U2. Possiamo notare che con il terzo album (War, 1983) c’è effettivamente quel salto di qualità, una sorta di maturazione artistica, che prelude la definitiva consacrazione avvenuta poi con The Unforgettable Fire (1984). Infatti, è proprio War, al cui interno e contenuta la leggendaria Sunday Bloody Sunday, che fa conoscere la band irlandese anche al grosso pubblico, poi, con il trascorrere degli anni, divenuto troppo grosso, grasso, insomma un pubblico obeso (ci sono testimonianze che vogliono un personaggio della stazza di Giuliano Ferrara canticchiare sotto la doccia “...You've got to get yourself together You've got stuck in a moment And now you can't get out of it…”). Ebbene questo ragionamento lo fecero sicuramente i manager di un’importante etichetta discografica, la WEA, che arruolarono i Sound presso le loro scuderie. “La casa discografica voleva farci diventare i nuovi Genesis, e sentivamo di avere troppe pressioni attorno. Diventare un gruppo commerciale? Mai!”

disse il batterista Michael Dudley (e mai fu…). Con la nuova etichetta vede la luce quello che, a mio modo di vedere, conferma la logica di questo ragionamento: All Fall Down (1982) è il disco della maturità al cui interno sono contenuti alcuni dei brani che maggiormente esprimono le visioni del leader Adrian Borland (su tutti il meraviglioso Monument). Ma questo disco spiazza tutti, non piace quasi a nessuno (a tutt’oggi viene considerato, ovviamente a torto, il peggior lavoro della band) e la tanto agognata consacrazione, nonostante i successivi ottimi lavori, non arriverà mai. Qualcuno è arrivato a definire i Sound “la band più sfortunata del pianeta” (noi sappiamo che la sfortuna ha colpito duramente anche altre band …), anche a causa della prematura morte del tastierista Colvin Max Mayers, avvenuta il 26 dicembre del 1993 (aids). Gli artisti muoiono ma, per fortuna, le loro opere sono immortali e noi invitiamo a riscoprire, o meglio a scoprire, una delle più grandi band inglesi di sempre ricordando, se ce ne fosse bisogno, che contrariamente a quello che ci viene ripetutamente raccontato dai soliti, la grandezza di un artista non è mai data dai numeri (consensi ricevuti o copie vendute), anche perché la matematica è notoriamente una materia piuttosto ostica per chi si adopera faticosamente nel mondo dell’arte.
The Sound:
Adrian Borland: voce e chitarre
Graham Bailey (Green): basso
Colvin Max Mayers: tastiere
Michael Dudley: batteria e percussioni


