E’ difficile, per chi come il sottoscritto ha amato i Chameleons fin dagli esordi, parlarne obbiettivamente, ma è davvero inspiegabile il perché non abbiano avuto l’ampio successo che avrebbero senz’altro meritato. La band, considerata seminale da molti artisti oggi in voga, ha sempre avuto un attento riconoscimento da parte della critica specializzata.
Un pubblico fedele ed entusiasta, ma non delle dimensioni numeriche delle grandi band più famose, come invece avrebbero a mio modesto giudizio meritato.
I Chameleons, pubblicano nel 1983 “Script Of The Bridge” affascinante esordio discografico, dal suono epico, nervoso e malinconico che, rimanda per stile ed evidenti affinità, alla scena Post Punk alternativa, soprattutto inglese. Per i tantissimi estimatori degli U2, Cure ecc. che nel frattempo non avessero avuto la fortuna di imbattersi in questo disco, ci permettiamo di consigliare vivamente l’ascolto di autentiche gemme come “Second Skin”, “Up The Down Escalator”, “A Person isn’t safe anywhere These Days” in cui , Reg Smithies e Dave Fielding, inventano con i loro crescendo di chitarra il sound che sarà il marchio imprescindibile dei Chameleons. Nel 1985, accolto benevolmente dalla stampa specializzata, esce il secondo capitolo della sfortunata serie dei Chameleons “What Does Anything Mean? Basically”.Il disco, elegantemente curato negli arrangiamenti, mette in fila a partire dagli archi celestiali dello strumentale “Silence, Sea And Sky” fino al dolce epilogo di “P.S. Goodbye” una serie incredibile di emozionanti canzoni. Le ricercate melodie del bassista cantante Mark Burgess, la particolare amplificazione della batteria di John Lever tipica in quel periodo storico, gli arpeggi che esplodono in martellanti riff dei già citati chitarristi, fanno nuovi proseliti fra i giovani appassionati europei, ma il grande pubblico ancora li ignora.
L’anno successivo viene licenziato il terzo disco intitolato “Strange Times”. L’album sostanzialmente in linea con i suoi predecessori è impreziosito dalla presenza di “Tears”, una delle più belle canzoni incise, in assoluto negli anni 80. Subito dopo, quasi nell’indifferenza generale il gruppo si scioglie, per ritornare, sempre nella formazione originale, quindici anni dopo con un nuovo progetto discografico. Pubblicano infatti, nel 2001 “Why Call It Anything”, che si rivela, aggiornato nei suoni e sicuramente all’altezza del precedente repertorio.
I Chameleons dimostrano ancora classe da vendere, la tournèe che segue con relativo doppio cd dal vivo “Live At The Academy” è però l’ultimo atto della band, che, pur senza un comunicato ufficiale, di fatto non esiste più, con grande rammarico dei loro pochi ma fedelissimi estimatori.


