Ultravox
Warren Cann racconta gli Ultravox
Il testo che segue è il risultato di una serie di interviste con Warren Cann condotte via e-mail in un periodo di alcuni mesi. Le domande sono state omesse per non rovinare il flusso narrativo (Jonas Wårstad).
1974 – Tiger Lily. Risposi ad un annuncio sul Melody Maker: cercavano un batterista e io mandai la mia candidatura enfatizzando il mio talento. Avevo avuto esperienze non simpatiche in precedenza con questo tipo di ricerche ed ero arrivato alla conclusione che a fare il modesto non sarei giunto da nessuna parte.
Me ne dimenticai fino a che alcune settimane dopo mi giunse finalmente una telefonata da Dennis Leigh (più tardi noto come John Foxx). Ci incontrammo e mi fece sentire alcune sue canzoni con la chitarra acustica. Mi piacquero le sue canzoni e mi piacevano i suoi testi. Mi sembrava una situazione promettente quindi decisi di incontrare anche gli altri.
Diventammo una banda quando mi unii agli altri nel maggio del 1974. Fino a quel momento, la band era composta da Dennis, Stevie Shears e Chris Allen (poi noto come Christopher St. John, quindi Chris Cross). Non avevano mai suonato dal vivo, provavano in qualche sala del Royal College of Art dove tenevano la loro attrezzatura. Li raggiunsi per vederli, sistemai la mia batteria, e suonammo per un po’. Penso di averli impressionati favorevolmente suggerendo loro di iniziare a lavorare su una delle loro canzoni, piuttosto che continuare a divertirsi con delle inutili jam session. L’entusiasmo di John e il modo di suonare il basso di Chris mi intrigarono particolarmente e pensai di restare un po’ con loro e vedere cosa succedeva. Dopo poche settimane di prove fu evidente che la cosa valeva la pena di essere portata avanti.
Come band (fledgling) senza risorse se non il proprio entusiasmo, avevamo se non altro la fortuna di avere un posto per provare molto ben posizionato, di cui poter disporre quasi tutte le sere e soprattutto…gratis! Un amico di Dennis, Ronnie (non ricordo il suo cognome, ma ricordo che era scozzese), aveva un magazzino di forniture di manichini, che ci lasciava usare dopo l’orario di lavoro per fare le nostre prove. Si chiamava “Moderno” (davvero appropriato) e si trovava nel distretto commerciale vicino alla stazione di King Cross. Potevamo fare tutto il rumore necessario senza paura di disturbare nessuno e in cinque minuti di cammino eravamo al treno (dovevamo smettere in tempo per prendere l’ultimo metro per andare a casa – nessuno di noi aveva soldi sufficienti per avere una macchina, altrimenti saremmo rimasti lì tutta la notte!).
Era una scena davvero speciale: suonavamo in mezzo a tutti questi pezzi e monconi di corpi femminili nudi, alcuni ancora con le parrucche, in piedi, altri buttati qua e là a casaccio come scarti. Era un colpo d’occhio notevole e scattammo lì alcune delle nostre prime foto.
Dicevamo al nostro amico che lo avremmo rimborsato non appena avremmo avuto l’occasione. Quando firmammo il nostro primo contratto discografico eravamo davvero compiaciuti di poterlo fare. Non posso dire fino in fondo quanto fosse importante per noi poter provare e scrivere canzoni indisturbati per tre, quattro, cinque notti a settimana. Ronnie ci diede la possibilità di cominciare e gliene eravamo grati.
Il nostro primo concerto lo facemmo a Chorley, Lancs. Ci serviva un’occasione per spezzare il ghiaccio prima del nostro primo concerto ufficiale come band di spalla agli “Heavy Metal Kids” (settimana del 24 agosto del 1974) al Marquee di Londra. Dennis conosceva qualcuno laggiù, così ci accordammo per un concerto nella sala di un club locale frequentato da ragazzi, e una settimana prima della data prevista al Marquee andammo a Chorley per la nostra prima apparizione in pubblico.
Il nostro secondo concerto ufficiale fu poco dopo, proprio al Marquee, come supporto alla band di Chris Spedding, gli “Sharks”.
Facemmo questi concerti con una formazione limitata a quattro elementi. Billy Currie non era ancora nella band – si unì a noi solo alcuni mesi dopo, forse ottobre o novembre. Come risultato di questi primi concerti, ci rendemmo conto che avevamo in mente un sound più ambizioso di quello che potevamo ottenere dalla combinazione chitarra/basso/batteria. Ci mettemmo alla ricerca di un altro componente e alla fine trovammo Bill.
All’inizio suonava solo il violino in alcune canzoni. Non sapevamo che sapesse anche suonare il piano. “Sai suonare? Perché non lo hai detto?”. Fu poco dopo che prendemmo parte al progetto “Ain’t Misbehavin” per recuperare i soldi per comprare un piano elettrico Crummar per Bill (serviva perfettamente allo scopo, ma era un vero cesso già all’epoca = it did the trick at the time). Tutta la band doveva regolarsi dietro l’amplificatore della chitarra di Stevie Selmer.



