The Stranglers
Sogni di gioventù
"Alla band nel rifugio" diceva la nota scarabocchiata a matita; "Amiamo la vostra musica e amiamo voi. Perché non imboccate la professione? Siete bravi abbastanza".
Quasi due decenni dopo aver scritto quelle parole in un giorno di primavera del 1975, le tre studentesse firmatarie - che si ritrovarono davanti al piccolo rifugio degli Scout di Shalford, nei pressi di Guilford, nel Surrey, dove il pullman che trasportava la comitiva di cui facevano parte si era fermato per un picnic - ricordano a pena il loro gesto, e non hanno mai saputo che cosa ne sia stato dei loro "idoli per un giorno".
"Il gruppo nel rifugio" comunque, ricorda la situazione con molta nettezza. D'altra parte, quelle parole furono il primo messaggio di un fan. E sebbene chiunque nel gruppo disdegnasse di ammettere di sentirsi lusingato da quelle parole, a guardare gli eventi in retrospettiva nessuno di loro poteva fare a meno di ammirare l'intuito delle tre ragazzine, proprio quando il resto del mondo sembrava rifiutare tutto quello di cui essi in qualche modo erano portatori.
Stiamo parlando, ovviamente degli Stranglers di Guilford. I precursori del punk, i messaggeri della nuova minaccia. L'unico neo era che nessuno sapeva nulla della loro esistenza. Nessuno, ovviamente, a parte una manciata di ammiratori che li avevano visti scatenarsi nel loro composito repertorio di melodiche pop songs e grungy R'n'B in uno dei pochi locali che avevano accettato di farli suonare. E solo meno di due anni più tardi, gli Stranglers si sarebbero trovati dinanzi ad uno dei movimenti più scioccanti e rivoluzionari nel suo tentativo di farsi strada nel mondo musicale britannico. Un movimento, peraltro, che avrebbe cambiato il panorama del pop britannico per sempre.
La storia inizia nel 1973 nella prosperosa Guildford, cittadina di pendolari a circa 40 miglia a sud-ovest di Londra, che ha dato i natali a tale Jet Black (vero nome Jethro Whitethorne), un uomo che vedeva crescere insieme le sue disillusioni e la sua età. Poco più che trentenne, era preso in una serie di attività commerciali - proprietario di una piccola flotta di furgoni per la vendita ambulante di gelato, gestore di rivendite di alcolici - che gli consentivano di godere di uno standard di vita confortevole e ragionevolmente sicuro. Nonostante il suo fiuto naturale per gli affari, Jet andava maturando una sorta di risentimento per la sua sorte. La vita era divenuta un percorso faticoso, prevedibile e routinario; anodino nell'ipotesi migliore, terribilmente noioso in quella peggiore. Per quanto potesse essere stato motivato nel perseguire i suoi sogni di imprenditore di successo, jet comprese che quanto più prossimi si facevano i suoi obiettivi di uomo d'affari tanto più in avanti si spostavano, allontanandosi, le sue priorità personali. La sicurezza e l'abbondanza non gli stavano garantendo la soddisfazione che lui stesso pensava avrebbe trovato. Più impellente si faceva l'urgenza di condire la sua esistenza di nuovi entusiasmi. Quello che desiderava era una nuova sfida.
Gli tornò acuta la nostalgia per gli anni di Ilford, nella suburbia orientale londinese, quando giovane batterista semi-professionale si esibiva con diversi gruppi jazz e pop del posto. Come era accaduto per molti altri giovani aspiranti musicisti, anch'egli aveva mollato tutto intorno ai 25 anni per cercarsi una strada che gli garantisse una sicurezza nella vita e facendo ciò aveva inevitabilmente sacrificato una parte di sé stesso. Ora, dopo molti anni, si insinuava il ricordo dei suoi trascorsi "glory days"...






