“ANGEL DUST” OVVERO OLTRE LA MUSICA
Guardando tra i dischi in offerta di quel giorno mi capitò davanti agli occhi un CD dal titolo Spirits di un certo Gil Scott-Heron, musicista di colore che non conoscevo. Non so perché m’incuriosì e chiesi a Claudio, il mio consulente musicale, notizie su quell’artista. All'istante gli s’illuminò lo sguardo mentre parlava. Neanche a farlo apposta avevo scovato uno dei suoi musicisti preferiti. - Scott-Heron è un artista a tutto tondo, ma difficile da amare. Un percorso di vita non facile il suo; cresciuto nelle strade, sempre sensibile alle problematiche sociali e politiche. Cocainomane e alcolizzato fino al midollo, è anche finito in carcere ed ora sembra sia ridotto a fare il barbone per le strade di New York. Nei testi delle canzoni c’è tutta la sua rabbia, la protesta per i diritti dei neri, l’amore per la libertà e la democrazia che sosteneva anche nei suoi libri.




Ogni momento della vita ha un proprio suono e provoca una musica che ne colora gli spazi e scandisce il tempo.
Roger Alan Painter figlio di una famiglia protestante battista cresciuto a pane e religione, diventa per il mondo Rozz Williams
Maledetto è l’aggettivo che svela il collegamento tra rock’n roll e la boheme. Già la beat generation aveva attinto a piene mani dall’opera dei maudits e dopo di loro i poeti-rockstar hanno guardato ad entrambi; eppure questa roba, queste immagini, questa attitudine, è tutta ancora valida, sempre bollente, mai totalmente innocua. C’è poco da fare; nessun accademico, pur inserendolo nelle antologie scolastiche, riuscirà mai a ripulire la reputazione di Arthur Rimbaud, che era un ribelle, un fuggitivo, uno scapestrato, in breve una canaglia, come lo definisce già nel titolo il saggio di Benjamin Fondane (recentemente tradotto da Le Nubi).