Terra gialla
Il primo film in assoluto che inaugura questa nuova stagione è Terra gialla di Chen Kaige del 1984. Il film è un vero capolavoro che tesse una sorta di Elegia del Fiume Giallo, preannunciando quell'agonia del Grande Fiume. La storia, molto semplice, narra di un volenteroso soldato inviato nel '37 nella desolata regione occidentale dello Shaanxi per raccogliere ballate e filastrocche delle popolazioni che abitano sulle rive del Grande Fiume, allo scopo di creare una raccolta di opere popolari così come richiedeva il Partito.
La povertà, gli usi e costumi ancestrali, dal matrimonio contadino imposto alla ragazzina, nella cui casa egli va a vivere, alla desolazione dei luoghi, sono l'immagine di una rivoluzione fallita. Poi avviene la fuga della piccola protagonista che, per sottrarsi a un matrimonio imposto, si allontana nella notte, su una piccola imbarcazione, per raggiungere la mitica Yan'an dove le donne sono libere e soldatesse, ma trova la morte sul fiume. La forza del film sta proprio nell'utilizzare un discorso propagandistico rovesciandone il messaggio pedagogico: le immagini diventano così la denuncia dell'inganno rivoluzionario.



Tutto sulla Cina
Ultimamente non si fa che parlare di Cina. Anche la nostra Redazione ha ritenuto di realizzare uno spazio per tale argomento, visto però in un’ottica open & free-minded. A partire dalla fine degli anni Settanta del XX secolo la Cina è in preda a una vera e propria febbre culturale: soprattutto i giovani, gli artisti e gli intellettuali riscoprono la voglia di esprimersi e di sperimentare nuovi linguaggi. Nascono i primi movimenti della nuova letteratura, la cosiddetta letteratura del nuovo periodo e poi gradualmente anche gli altri linguaggi si liberano delle scorie dell'ideologia maoista e di qualsiasi tipo di linguaggio ingessato nello stile maoista. Era stato lo stesso Mao che aveva pronunciato i "Discorsi sull'Arte e la letteratura" in cui dettava, letteralmente, agli artisti e agli intellettuali un definitivo decalogo della "Forma e dei Contenuti dell'Arte Socialista".
che lo ritrae su fondi porpora della sua Serie Rossa, giovane soldatino, dai tratti femminei e dal fiore in bocca, o con il viso completamente coperto da un fiore violetto, che rimandano immediatamente al Mao-Marilyn pop del grande Andy Wahrol.
consumando i loro giorni tra cantine fumose, sordidi garage e vecchie comuni abbandonate, in cui cominciano a "creare" musica, quadri, romanzi, opere multimediali e spesso si riconoscono solo nel branco a cui appartengono: sono i liumang ( teppisti) che diventeranno i nuovi antieroi delle storie metropolitane.
Gli anni Ottanta sono stati il decennio di maggiore libertà espressiva del periodo post-maoista, anni nei quali gli intellettuali e gli artisti si sono illusi di aver finalmente conquistato quella libertà che avevano vagheggiato e sognato già nei primi anni del Novecento. Nel 1988 viene trasmessa dalla CCTV (Chinese Central Television) una serie televisiva dal titolo emblematico L'elegia del Fiume Giallo che smuove dal profondo gli archetipi fondativi della "Grande Civiltà Cinese". In seguito, degli sceneggiatori telvisivi, attaccano l'altro archetipo della millenaria "civiltà gialla", il Drago e la Grande Muraglia, tutti simboli, a loro avviso, dell'immobilismo e della chiusura, visualizzati nell'aridità della "terra gialla" bagnata dal grande fiume. 

