Mao popola i sogni pop di artisti come Li Shan
che lo ritrae su fondi porpora della sua Serie Rossa, giovane soldatino, dai tratti femminei e dal fiore in bocca, o con il viso completamente coperto da un fiore violetto, che rimandano immediatamente al Mao-Marilyn pop del grande Andy Wahrol.
I principali temi affrontati dai primi pittori degli anni Ottanta sono solitudine, alienazione e allucinazione. Dimensione, questa, che viene sperimentata da un'estetica prima iperrealista e poi pop.
L’ossessione della “famiglia socialista” esplode dalle tele di Liu Wei che distorce tratti e corpi in un delirio surreale che rammenta i volti deformi di un Soutine, fino ai corpi squartati di Francis Bacon.
Abbiamo, così, una moltiplicazione/clonazione dei "figli di Mao", bambini deformi dai corpi squamosi come pesci fino alle mani nodose da contadini, bloccati nella crescita dal ritratto incombente del presidente Mao. Spesso i neonati o bambini hanno i volti inespressivi dei leader del partito, indossano le divise dell'esercito su uno sfondo coloratissimo di oggetti "rivoluzionari".Si passa a sfogliare l'album delle foto-ricordo della famiglia maoista, non più felice, ma i cui sguardi perduti verso un futuro inesistente, illuminati da fasci di luce giallastra, con i vestiti cuciti l'uno all'altro da un filo rosso, popolano gli incubi di Zhang Xiaogang.
Il presidente Mao popola i sogni pop di artisti come Li Shan (1942-) che lo ritrae su fondi porpora della sua Serie Rossa, giovane soldatino, dai tratti femminei e dal fiore in bocca, o con il viso completamente coperto da un fiore violetto, che rimandano immediatamente al Mao-Marilyn pop del grande Andy Wahrol. Ma c'è anche chi rimane legato alle vecchie tecniche come gli acquerelli su carta di riso di Xiu Lei, pittore schivo e poco produttivo di Nanchino, che raffigura i luoghi e gli oggetti tipici della vecchia Cina, ormai scomparsa, come interni di case vuote con un tavolo su cui troneggia una gabbia vuota, o una tenda molto teatrale da cui si affaccia un cavallo di porcellana bianca e blu.
Come non ricordare il padrone della grande casa patrizia di Lanterne rosse di Zhang Yimou, il cui volto rimane nascosto per tutta la durata del film, a significare il potere maschile senza volto, ma che muove e condiziona i destini di quel microcosmo claustrofobico che è la casa abitata esclusivamente da donne? Mentre il senso profondo degli acquerelli di Xiu Lei è la solitudine e lo spaesamento di un individuo attaccato alle forme dei suoi valori ormai svuotati di senso. Perciò gli oggetti, la gabbia vuota, il cavallo di porcellana che irrompe nel salotto, segnano ancora una volta il vuoto, l'assenza, come le tele di un grande nostro contemporaneo, Cremonini, che disegna proprio l'assenza con le sue sediesdraio gonfiate dal vento e le sue finestre spalancate sul nulla.
I nuovi artisti, sebbene provengano in maggioranza dalle grandi accademie di pittura del Paese e perciò sono di formazione classica, hanno infranto tutte le barriere imposte loro da una concezione dell'arte prima convenzionale e poi ufficiale e di regime, tanto da approdare alle forme più estreme dell'arte contemporanea.
Di questi nuovi gruppi di artisti d'avanguardia basterà citare Zhang Peili (1957-) raffinato docente della famosa Accademia di Belle Arti di Hangzhou, che è giunto alla multimedialità con le sue istallazioni video come la video-opera Acqua in cui dallo schermo televisivo un'annunciatrice legge monotonamente una dopo l'altra le parole del grande vocabolario della lingua cinese. Un'altra sua opera multimediale La camera verde è stata comprata ed esposta in permanenza al MOMA di New York.
Mai come nella Cina di oggi l'arte è stata denudata e decostruita attraverso un vero e proprio bombardamento di immagini e del loro contrario.Gli ultimi anni hanno ormai metabolizzato tutte le tematiche esistenziali dell'"alienazione/spaesamento/individualità" negata, hanno consumato nel delirio pop ogni icona del passato regime, hanno insomma "sputato sulle loro tombe" come dei Boris Vian cinesi, e sono stati i distruttori dei loro idoli.La nuova generazione, quella nata negli anni Settanta, che non ha memoria del passato, che non ha sofferto per e con la Rivoluzione Culturale, si muove in un paesaggio antropologico totalmente nuovo.
E la generazione dei grandi consumi di massa, vive nelle nuove metropoli cinesi, Pechino, Shanghai, Canton, Shenzhen e tante altre. E anche la generazione figlia della crescita economica al 10% che, a velocità siderali, si è coperta dei simboli del nuovo potere del denaro, dalle griffes occidentali agli internet-cafè. Molti dei nuovi scrittori diffondono i loro romanzi attraverso la rete e così anche la scrittura diventa interattiva, per cui i loro fan, come per le rock-star, possono dialogare nelle chat e suggerire altre trame e altri epiloghi alle loro storie.
E non stupisce ormai vedere orde di ragazzi anche minorenni che trascorrono gran parte dei pomeriggi a chattare o rapitio davanti a video-games sempre più sofisticati.Emerge così, una generazione di venti-trentenni che narrano il loro vissuto spesso consumato tra sesso, droga e rock and roll. Anche questa volta, come nell'immediato periodo postmaoista (primi anni ’70), le prime sono donne, e i lavori di Zhou Weihui, (1971-), come Shanghai baby, e di Mian Mian (1970-), come Nove oggetti del desiderio, esplodono come bombe, salutati dai giovani lettori come i manifesti della loro generazione, mentre creano sconcerto tra i critici, sia in Cina che in Occidente, che li liquidano come spazzatura giovanile. Ma il caso non si esaurisce qui, perché all'immediato successo di Zhou Weihui, segue la pubblica accusa di plagio da parte di Mian Mian.
L'eroina di Zhou Weihui, Coco, come, d'altronde quelle di Mian Mían, è una ragazza disinibita, che vive nella Shanghai post-moderna trascinando la sua angosciosa e grama esistenza fra discoteche, bar e consumi di tutti i tipi di droghe, dall'ecstasy all'eroina. Coco sì divide fra due amori, quello romantico ma maledetto per il giovane cinese eroinomane e impotente e quello fatto solo di sesso per l'aitante tedesco; tutti sintomi, questi, di una perdita graduale di identità, nonostante quella sessuale sfrontatamente esibita. Per questi giovani non esiste più niente: la famiglia, tradizionale e non, socialista o maoista, è scomparsa, il mondo è un deserto affettivo affollato da ombre fameliche di gente che, pur di sopravvivere, arraffa qualsiasi cosa.
Dal panico individuale a quello collettivo: sono le angosce di questi ragazzi, senza futuro, senza più famiglia, che essi stessi hanno rifiutato, e più che mai persi in un mondo concitato e frenetico visualizzato nelle belle riprese digitali della Shanghai notturna e dinamica (come dimostra il film di un altro giovanissimo regista Shangai panic (2002).Il digitale non si piega solo alle esigenze dei cineasti più all'avanguardia, ma viene utilizzato anche per catturare le immagini del quotidiano mutato, dando luogo a una corrente del più recente cinema cinese che potrebbe essere definita il neo-neorealismo.
Come sono lontani i tempi del vecchio Confucio che insegnava nel suo galateo come comportarsi nella società dell'epoca, e come sono lontani quei "nonni collettivi" della rivoluzione che con barbe bianche e modi gentili si prendevano amorevole cura dei piccoli e disciplinati pionieri di Mao.
Oggi tutto è cambiato: la nuova pedagogia cinese, da sempre spina dorsale del sistema, prima imperiale e poi socialista, stenta ad imporsi nonostante gli sforzi degli attuali leader che continuano a ripetere ossessivamente quegli slogan di modernizzazione del mercato più grande del mondo. Perciò Wen Jiabao ha recentemente dichiarato che è assolutamente normale che la Cina, nonostante il ruolo assunto sullo scacchiere internazionale, continui a preservare la propria politica interna dagli attacchi esterni delle cosiddette democrazie occidentali, che spesso all'ONU le hanno rinfacciato l'assoluto disprezzo per qualsiasi tipo di salvaguardia dei fondamentali diritti umani, poiché il Paese non è ancora maturo, né per storia né per tradizione, per il passaggio alla democrazia.
D'altronde i bambini di qualsiasi latitudine giocano, ignari, con giocattoli Made in China, dagli orsetti di peluche ai più sofisticati marchingegni tecnologici fino ai gadget di tutta l'iconografia consumistica per l'infanzia da Mc Donald's a Spiderman.La "cinesìtà" sembra completamente cancellata dagli ottimi oggetti copiati dai prototipi occidentali, ma non potrebbe forse essere una conquista strategica del Grande Fratello cinese, di orwelliana memoria, per conquistare sin dall'infanzia l'Occidente? Napoleone già secoli fa aveva esclamato nel suo delirio di onnipotenza: Quand la Chine s'évéillera le monde tremblera!
La Cina che arriva – Autori vari – Avagliano editore


