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Un partenariato strategico con la Cina
Rischi e opportunità per l’Italia. Il premier Wen Jiabao, alla vigilia del suo viaggio in Italia nel maggio 2004, ha sottolineato l’importanza delle relazioni economiche tra Europa e Cina che risalgono ai viaggi di Marco Polo. Il premier ha affermato: “..Quando parliamo dell’Italia il nostro pensiero va naturalmente a Marco Polo che più di 700 anni fa fu la prima persona a presentare all’Europa, anzi al mondo, la Cina. Fu il primo a stabilire un ponte amichevole tra Oriente ed Occidente e fece l’esperienza di vivere per 17 anni nel nostro paese. Ancora adesso la gente ricorda con piacere “Il Milione” che rappresenta una bella memoria della storia dei rapporti tra i due Paesi. Grazie anche a questi legami storici le relazioni bilaterali tra Italia e Cina conoscono un buon andamento”.
Nel 1601, inoltre, Matteo Ricci, matematico gesuita conosciuto come “uomo saggio dell’Occidente”, andava a Pechino per rimanervi fino alla morte. Più noto in Cina di quanto lo sia in Italia, riuscì a penetrare nella Cina dei Ming (300 anni dopo Marco Polo). Con i suoi calcoli astronomici e la costruzione delle sue famose carte geografiche - i mappamondi ricciani - aprì la strada alla riforma del calendario cinese (compito poi affidato ai gesuiti che seguirono la sua strada a Pechino).Per questo, anziché parlare di ‘emersione cinese’ o ‘spostamento’ degli equilibri globali a Oriente, che evidenziano l’assoluta novità del fenomeno, sarebbe più corretto fare riferimento ad una “ri-emersione” o “ri-collocamento”, in grado di sottolineare le radici dello sviluppo odierno, che non sono affatto recenti. Le relazioni bilaterali tra Italia e Cina registrano un positivo andamento come anche confermato dall'impegno dei due paesi a celebrare il 2006 quale “Anno dell'Italia in Cina”.
A livello intergovernativo, una fitta trama di incontri politici consolida un rapporto sempre più stretto tra Roma e Pechino: da ricordare la visita in Italia del ministro degli Affari Esteri cinese Li Zhaoxing il 18 marzo 2005, in occasione della quale ha incontrato il presidente del Consiglio e il ministro degli Affari Esteri.L'incontro tra i due ministri degli Esteri ha fornito l'occasione per fare il punto sull'andamento dei rapporti bilaterali, sulla scia della visita di Stato del presidente della Repubblica italiana in Cina nel dicembre 2004. In quella occasione era stato emesso il primo comunicato congiunto tra Italia e Cina che ha sancito un vero e proprio partenariato strategico tra i due paesi; in questo senso va anche la contestuale firma della dichiarazione istitutiva del Comitato Governativo Italia-Cina, organo volto a favorire incontri regolari tra i governi dei due paesi a vari livelli e a monitorare periodicamente i progressi compiuti nelle collaborazioni bilaterali in tutti i settori.Per quanto riguarda le diverse questioni regionali e globali, tra Roma e Pechino persiste una identità di vedute su numerose questioni, in primo luogo sulla riforma del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
In Italia, specie negli ultimi tempi, politici, imprenditori e cittadini hanno dimostrato un interesse crescente per la presenza della Cina che, grazie alla “invasione” dei propri prodotti, si afferma con una stabilità crescente all’interno del nostro mercato.Se da una parte è unanime la constatazione oggettiva dell’espansione e del peso economico che il grande paese asiatico sta assumendo, dall’altra, le opinioni si dividono sulle conseguenze che questa affermazione sta comportando ed è destinata a determinare.Così, si possono delineare due schieramenti a seconda del peso che ognuno di essi assegna alle implicazioni della presenza cinese sull’economia nazionale italiana.Il primo, che si potrebbe considerare “ottimista”, partendo dal presupposto che la Cina è destinata ad assumere un ruolo economico sempre più importante che non può essere fermato in alcun modo, concentra l’attenzione sulle opportunità che anche l’Italia può trarne. In particolar modo prendendo in considerazione l’apertura di un mercato in Asia molto ampio, dove potrebbe risultare piu’ facile produrre e poi vendere i propri prodotti.


