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Home Tutto sulla Cina La Cina è vicina Il bello, il brutto e il cattivo

Il bello, il brutto e il cattivo

Cina il bello il brutto e il cattivo

 Il concetto marxiano è solo teorico

La Cina in questi ultimi 20 anni ha innestato unprocesso di incremento produttivo e commerciale di alto spessore e dimensione. Basta considerare il valore del suo PIL  [ma perché mai tutta l’economia si basa su questo ultrasbandierato PIL che rappresenta una sorta di intoccabile Gotha!!??] arrivato ad una percentuale del 10%. La causa principale si può individuare in un cambio strategico da parte dei governanti cinesi in senso moderno e liberale. La filosofia ufficiale rimane quella dell’economia marxista con il metodo collettivistico, che si estrinseca nel concetto di accumulazione tipica di un’economia di mercato. Dal lato sociale, però,  si resta negli schemi di un socialismo reale che capovolge il concetto di dittatura del proletariato per realizzare una dittatura sul proletariato.

Del resto storicamente il concetto marxiano è solo a livello teorico. Nell’applicazione pratica esso si svuota a danno delle classi più deboli. Permane quindi lo schema in cui il prestatore d’opera è sottoposto a condizioni inumane, con ritmi di lavoro stressanti e usuranti senza quelle garanzie sociali, economiche, sanitarie e ambientali che danno dignità all’uomo quale prestatore d’opera.

Dal punto di vista istituzionale la Cina è una repubblica che si caratterizza per quanto riguarda l’aspetto politico e sociale nel senso del modello marxista. In realtà si è creato un connubio tra marxismo e liberalismo; il tutto è nato dalla direttiva governativa del 1982, la quale aprì l’economia di mercato ma sotto la direzione del regime comunista.

In Cina si calcola che su 1 miliardo e 300 milioni di persone, gli uomini ricchi siano circa 250 milioni, presumibilmente legati per via diretta e indiretta alla nomenclatura del potere centralizzato.

In questa isola si è creato una vera e propria economia di mercato con relativi effetti sul piano sociale. All’interno, invece, oltre che nel proletariato urbano, le condizioni economiche e sociali sono al limite della sopravvivenza, con ritmi di lavoro massacranti, in condizioni di vivibilità disumane senza tutela sanitaria sul piano della sicurezza e naturalmente anche sul piano della retribuzione.

Sintomatico a tale proposito la recente sostituzione nel Collegio Centrale di rappresentanti dei sindacati dei lavoratori con quelli della imprenditoria cinese.

L’invasione dei prodotti cinesi nell’Europa comunitaria e anche in altre parti del mondo, e la relativa conquista di mercati in alcuni settori quali l’abbigliamento, deriva da una ben precisa causa che riguarda i prezzi che sono altamente competitivi a quelli che vengono praticati nel mondo occidentale. Questo perché dato il tipo di regime politico, visti i processi produttivi che per quanto riguarda il costo del lavoro sono riferiti a salari molto bassi e visto, inoltre, che la manodopera non ha quelle tutele di carattere sociale e non ha diritti da far valere a livello sindacale e politico, per cui risulta una costrizione disumana per quanto riguarda l’ambiente e le condizioni di lavoro.

Ne consegue che il costo produttivo della Cina è molto basso rispetto ai settori similari che si realizzano nel mondo occidentale.  A ciò si aggiunge una violazione delle regole internazionali previste dalla World Trade Organization di cui la Cina è entrata a far parte dall’11 ottobre 2001.

Preliminarmente bisogna però sgombrare il campo da un equivoco concettuale che consiste nel fatto che l’azione della Cina nei mercati europei viene considerata come una politica di dumping.

Come noto per dumping si intende una riduzione dei prezzi all’esportazione inferiore al prezzo praticato dallo stesso bene nel proprio mercato interno.  Però la pratica dei prezzi adottati dalla Cina per l’esportazione, sfugge a questa regola, perché si presentano già ridotti ab inizio e, quindi, bisogna riconsiderare le politiche di cui si è parlato in questi tempi di natura antidumping, in quanto non rientrano in questa definizione.